Francesco De Gregori: "i batteristi che vanno a tempo mi annoiano"
Tra i vantaggi di chiamarsi Francesco De Gregori c'è quello di potersi permettere di dire qualunque cosa, senza correre il rischio di beccare legnate o di suscitare biasimo in chi le ascolta.
Ma stavolta no. Stavolta un coro quasi unanime si è levato verso quell'olimpo dei cantautori in cui egli risiede, facendogli provare un sentimento molto più umano che divino: la disapprovazione.
La dichiarazione incriminata? "In realtà la maggior parte dei batteristi che conosco mi annoiano, ma con questo non voglio parlare male del mio ultimo batterista. È una scelta da musicista, come è una scelta da esteta tagliarsi i capelli e non portare il cappello: sono due scelte che siamo liberi di fare; quindi io approfitto della libertà che mi dà il mio lavoro. Trovo che la batteria sia uno strumento che viene suonato sempre in modo ripetitivo. Un bravo batterista oggi è considerato colui che riesce ad avere un timing sempre molto preciso sulle sequenze, a stare sempre sul clic con precisione. A me non interessa questo. Io cerco un batterista che suoni il suo strumento come un pianista suona il pianoforte, ovvero interagendo con la voce del cantante e con gli altri strumenti sul palco, e non creando un binario ritmico su cui gli altri si appoggiano".
Orbene, anni e anni di intenso allenamento per andare maniacalmente a tempo sviliti in appena qualche secondo dal maestro, che conferisce un nome alla bravura: tedio.
E così è probabile che l'artista romano, nei suoi prossimi concerti, faccia a meno di questo strumento o ne riduca la presenza al minimo, vista l'opinione che ha espresso sulla sua utilità e su chi lo suona.
Il mondo dei batteristi non l'ha presa bene, e come avrebbe potuto? De Gregori è riuscito a far passare il punto di forza di un drummer nella sua più grave pecca.
A ben vedere, questa apertura verso l'imperfezione potrebbe rimettere in gioco quei musicisti che hanno più cuore che tecnica. Ma chi ci assicura che poi il maestro, di fronte a una esecuzione imprecisa, non storca comunque il naso? Nessuno.
Fatto sta che suonare la batteria come fosse un pianoforte è difficile, come probabilmente lo è anche suonare un pianoforte come fosse una batteria. Ciò detto, proprio perché vogliamo aiutare De Gregori nella sua ricerca, possiamo solo informarlo che c'è qualcuno di molto bravo nel padroneggiare entrambi gli strumenti: si chiama Yoshiki Hayashi, fondatore degli X Japan, eccellente sui tamburi così come sui tasti bianchi e neri. Il nostro lo abbiamo fatto. Adesso tocca a te, Francè.
Temistocle Marasco
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