Gino Paoli: Sanremo e le canzoni di merda
Gino Paoli si è espresso a briglia sciolta sul festival di Sanremo, intervistato nel podcast Tintoria, con Daniele Tinti e Stefano Rapone.
Il cantautore di Monfalcone ha partecipato 5 volte alla manifestazione, la prima nel 1961 e l'ultima nel 2002. Ne ha così vissuto in prima persona l'evoluzione: "Non guardo Sanremo. Una volta le case discografiche mandavano la canzone migliore che avevano, arrivavano le migliori canzoni. Era il festival della canzone, non era neanche importante chi la cantasse. Poi le case discografiche si sono accorte del potere rituale che Sanremo ha per l'Italia e adesso fanno il prodotto finito e lo mandano a Sanremo. Da lì la televisione si accorge che lo spettacolo di Sanremo funziona, arriva non solo in Italia ma anche fuori, e allora si appropria di Sanremo e lo fa diventare lo squallido spettacolo che è adesso. Nani e ballerine, c'è un pò di tutto. Lì contano gli scandali per far parlare".
Il festival, secondo Paoli, è diventato uno show generalista e le canzoni non sono più al centro del villaggio. Peraltro i brani presentati non sarebbero all'altezza della kermesse: "Un tempo era tutta un'altra cosa, era un fatto anche economico, globale quello delle canzoni che andavano a Sanremo perché erano state scelte da un editore, quindi avevano dei filtri già talmente importanti che la canzone di merda non arrivava a Sanremo, invece adesso ci arrivano soprattutto quelle di merda". Nella città dei fiori da qualche tempo abbonda il concime.
Certo è che dal 1950 ad oggi la musica è cambiata. Il festival ha provato a resistere rimanendo fedele a se stesso quanto più a lungo possibile, con i suoi clichè, la sua solennità, perfino con il suo stile musicale (la classica canzone sanremese che parla d'amore). Poi è entrato il rap e le performance in canottiera. La conduzione si è fatta disimpegnata e ogni scusa è buona per interrompere il ritmo delle esibizioni: collegamenti, ospiti, presentazioni di film o di altre cose, monologhi, comici, balletti. Anche la valenza di una partecipazione è cambiata: non è più l'occasione della vita e quel palco oggi forse fa anche un pò meno paura.
Temistocle Marasco
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