Il sottosegretario alla Cultura Mazzi contro i testi dei rapper: troppo violenti
Il Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, ospite nella trasmissione di RTL 102.5 "Non Stop News", è intervenuto su diverse tematiche inerenti il mondo dello spettacolo e questa ampia riflessione ha abbracciato anche il rap italiano. Più in particolare si è parlato dei testi delle canzoni e quindi dei messaggi che vengono diffusi e che arrivano soprattutto ai giovani.
"Noi come governo siamo rimasti colpiti dall'appello fatto da alcune personalità importanti della cultura italiana, del mondo del cinema e del teatro, che sono tutte donne. Penso a Cristiana Capotondi, Anna Foglietta, Fiorella Mannoia, la stessa Paola Cortellesi, che hanno lanciato un appello contro alcuni testi, in tema di violenza di genere, poiché hanno al loro interno contenuti molto violenti contro le donne. Noi abbiamo voluto raccogliere questo appello e siamo andati ad ascoltare. Effettivamente alcuni di questi testi fanno rabbrividire. Non voglio assumere alcun atteggiamento censorio, ma alcuni interrogativi ce li poniamo: come è possibile che questi testi vengano editati e pubblicati da importanti case discografiche, che spesso sono multinazionali all'interno delle quali vige una cultura del rispetto delle donne e dell'uguaglianza sul lavoro? Come fanno a trasgredire il loro stesso codice etico pubblicando questi testi così violenti?".
Mazzi ha aggiunto che nel mese di maggio verrà organizzato un incontro dal titolo "Quando la musica si fa violenta", con l'obiettivo di aprire un dialogo sia con gli artisti che con le case discografiche, le piattaforme streaming e il mondo dei social, che in un certo senso avallano e contribuiscono alla diffusione di questo tipo di musica.
Il sottosegretario ha dichiarato di aver già avuto un confronto con alcuni rapper, come Ghali ad esempio, che gli avrebbero risposto che si tratta di fiction, di testi iperbolici, che è arte, un pò come quella cinematografica di Tarantino o di chi mostra una estrema violenza nelle pellicole. Ma Mazzi non è pienamente convinto di questa spiegazione poiché è a conoscenza del fatto che spesso gli esponenti del mondo del rap e della trap abbiano vite in cui la violenza è presente, a volte al punto da finire in carcere o nelle comunità di recupero. E ugualmente sa che certi testi funzionano proprio perché sono veri, non fiction, e raccontano di un qualcosa che in qualche modo l'autore ha vissuto realmente.
"Il problema ce lo dobbiamo porre perché questi sono poi i testi che parlano alla popolazione più giovane". Atteso che la musica è la prima fonte di formazione culturale e la società è sempre più rabbiosa e aggressiva, non si può escludere che esista un collegamento. Mazzi sottolinea come lui sia figlio della stagione dei cantautori, da Guccini a De Gregori: "se questi artisti si fossero limitati a fotografare la realtà, considerando che gli anni '70 sono stati anni bui, gli anni di piombo, che musica ci avrebbero lasciato? Invece hanno lasciato una musica che ci ha fatto sognare e che ci ha dato speranza".
"Non so se poi arriveremo a proporre un protocollo di buone intenzioni con il quale ogni operatore del settore si prende un impegno per far si che questo fenomeno venga in qualche modo arginato". L'obiettivo è quello di considerare la musica non solo da un punto di vista commerciale, ma anche per la rilevanza sociale che essa assume e per ciò che è capace di smuovere all'interno di ognuno di noi.
Temistocle Marasco
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