L'inno di Mameli non perdona: dalla Pausini ad Al Bano a Sergio Sylvestre
L'inno nazionale cantato da Laura Pausini in occasione dei Giochi Olimpici Invernali non smette di far discutere. L'artista romagnola ha esibito una voce super, tale per cui possibili stonature non sono neppure in ipotesi l'oggetto delle lamentele. Piuttosto lo è il discostarsi dalla versione originale, l'eccessivo gorgheggio che, a detta di alcuni, non è funzionale all'esecuzione ma all'autocompiacimento.
Tra i vari commenti: "Un ringraziamento enorme al coro per aver tentato di salvare questa cosa oscena. Povero il nostro Inno". O ancora: "Cara Pausini, l'inno nazionale si canta, non si interpreta. Mi hai tolto la gioia di ascoltare il nostro bellissimo inno".
Che sia in occasione della finale di Coppa Italia o per l'apertura di altre competizioni, il pubblico sull'inno non fa sconti. E' un pò come la ricetta della carbonara: gli ingredienti sono quelli ed vietato cambiare, anche se il prodotto finale dovesse risultare più buono. In queste circostanze la cosa più sicura, e forse anche l'unica possibile, è procedere a una esecuzione quanto più conforme possibile, senza orpelli o variazioni. Tanto al fine di rispettare la sacralità che l'opinione pubblica attribuisce al momento. E anche in questo caso non è detto che le critiche non arrivino, proprio perché quei 2 minuti di performance saranno analizzati spaccando il capello.
Laura Pausini non rappresenta un caso isolato nel panorama di chi si è cimentato con l'inno, vero banco di prova anche per gli artisti più navigati. In questo senso si ricorda Al Bano che, in occasione della finale di Coppa Italia 2024, decise di cantare "a cappella". La sua performance è stata caratterizzata da continui cambi di tonalità rispetto alla versione originale, alcuni voluti, altri probabilmente necessari per essersi fidato troppo di se stesso: in certi passaggi, infatti, è sembrato che l'artista di Cellino l'abbia presa troppo alta, per poi accorgersi di non farcela proprio quando l'inno richiedeva l'acuto. Il risultato è stato una versione non conforme all'originale, che ha scatenato commenti al vetriolo sui social, del tipo: "Al Bano è stato scelto per non fare sembrare il gioco di Allegri la cosa peggiore della serata"; "Non sono mai stato così pronto alla morte come stasera, Con Al Bano che disastra l'inno di Mameli"; "Ancora stanno analizzando al VAR Albano che canta l'inno di Mameli per capire quante stecche ha collezionato".
O che dire di Sergio Sylvestre che, nel 2020, dimenticò alcune parole nel silenzio surreale di uno stadio vuoto per le restrizioni legate al covid. Fatale fu "la chioma", spazzata via dal testo per alcuni interminabili secondi, forse per un eccessivo carico di emozione. L'esibizione, ripresa "per i capelli", si concluse anche con un pugno alzato di slancio, capace di fomentare interpretazioni di varia natura. Ma almeno qui la tonalità era corretta. Anche in questo caso il web non fu per niente tenero.
Tra variazioni sul tema e ansia da prestazione, i cantanti spesso sono scivolati su una buccia di banana. Mentre sullo sfondo, la banda dei carabinieri non ha mai tradito. Ci vogliono nervi saldi anche per questo.
Temistocle Marasco
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