Nickelback: il docufilm sulla band che attira odio senza un vero perchè
Lo scorso venerdì, al Toronto film festival, è stato presentato in anteprima mondiale il documentario sui Nickelback, rock band canadese di grande successo con 30 anni di carriera alle spalle.
Il lungometraggio, dal titolo non casuale "Hate to love", forse riuscirà a spiegare i motivi per i quali il gruppo ha attirato tanta negatività su di sé, al punto da essere considerata una delle formazioni più odiate della storia.
Il regista Lee Brooks descrive le umili origini dei protagonisti, gli inizi come cover band di Metallica e Led Zeppelin, e la costante ascesa che oggi recita 60 milioni di dischi venduti, diversi premi, uno zoccolo duro di fan appassionati, ma anche una quantità di disprezzo abnorme, oltretutto banalmente motivato.
Fatto sta che, ad un certo punto della storia, sia i giornalisti che le persone comuni hanno cominciato ad attaccare i Nickelback per non si sa bene cosa. I detrattori li ritengono baciati da un successo immeritato. Ciò in quanto sarebbero banalmente scarsi, ripetitivi (le canzoni fatte con lo stampino) e anche presuntuosi.
Gli haters più accaniti hanno anche lanciato la palla di fango secondo cui la band porterebbe sfortuna. Non di certo a se stessa, visto che le cose vanno alla grande. Poi c'è stato il matrimonio del frontman con Avril Lavigne. E forse chi odiava Avril Lavigne ha cominciato a odiare anche loro e chi amava Avril Lavigne ha cominciato a odiarli quando Chad Kroeger si è separato da lei. Di carne sul fuoco ce n'è, basta saperla cuocere.
Temistocle Marasco
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