I padri miei, i padri che c’ho avuto io
erano seri e prudenti,
gli abiti grigi, i modi calmi e misurati
persino nei divertimenti.
Parlavano con le donne di casa
con quell’aria da vecchi padroni,
quel tanto di distacco e di superiorità.
I padri miei appassionati di poesia
nei loro antichi appartamenti
sotto le lampade di vetro a sospensione
dietro a discreti paraventi,
parlavano e discutevano
come vecchi europei ammuffiti
imprigionati dal glicine e dalla stupidità.
I padri miei, i padri che c’ho avuto io
in un’Italia un po’ strana,
non han potuto fare a meno di sognare
l’Africa orientale italiana.
Nei padri miei c’è un’aria che assomiglia
alle foto dei vecchi bersaglieri
che mostrano a colori la loro dignità.
I padri miei non ispiravano allegria
chiudevano le porte a tutto
e per i giovani vivaci, esuberanti
non avevano nessun rispetto.
Punivano o perdonavano
come vecchi maestri di scuola
suggestionati dal cuore e dalla moralità.
Ma avevano una certa consistenza
e davano l’idea di persone,
persone di un passato che se ne va da sé.
Giorgio Gaber (pseudonimo di Giorgio Gaberscik; 1937-2000) è stato un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, considerato uno dei più importanti artisti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. Nato a Milano da una famiglia di origini slovene, Gaber si avvicinò alla musica fin da giovane, esibendosi in locali milanesi e collaborando con alcuni musicisti jazz. Nel 1960 debuttò come cantautore al Festival di Sanremo con il brano "Il mio nome è", ottenendo un discreto successo. Nel corso degli anni '60 e '70 Gaber si affermò come uno dei cantautori più originali e innovativi della scena italiana, caratterizzato da testi impegnati e musicalità sperimentale. Collaborò con diversi artisti, tra cui Enzo Jannacci e Gino Paoli, e partecipò a numerosi festival di musica. Tra i suoi brani più rappresentativi ricordiamo "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" e "Non ho paura". Gaber si dedicò anche alla regia teatrale, mettendo in scena opere proprie e di altri autori. La sua carriera artistica è stata segnata da un forte impegno sociale e politico, espresso attraverso le sue canzoni e le sue performance teatrali. Giorgio Gaber è morto a Milano nel 2000 all'età di 63 anni.
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