Devo fare un’esperienza, io lo so per esperienza,
devo fare un’esperienza, io lo so per esperienza.
Io non ho mai avuto difficoltà
a lasciare le madri, le mogli, le case, i miei cani.
Io che mi muovo e mi sento vitale di fronte a qualcosa di nuovo,
quel tanto che basta per non farmi morire,
rinascere sempre ogni volta cambiare,
quel tanto che basta…
Mi sono innamorato di un’altra ragazza,
di un’altra situazione, di un’altra mia vita,
ho condiviso l’odio di chi rifiuta tutto
come se fosse nata una nuova razza,
e ci ho creduto tanto, ci ho creduto da impazzire,
ero disposto a perdere un pezzo di vita…
Insomma, si fa per dire…
aggrapparsi alle cose, una nuova emozione, una fede feroce,
sentire che cresce e diventa esplosione,
un momento felice, si avvera, ti nutre, ti sfiora veloce,
dura ancora un istante, vorresti fermarlo ma è tardi,
è già tra i ricordi…
Devo fare un’esperienza, io lo so per esperienza,
devo fare un’esperienza, io lo so per esperienza.
Io non ho mai avuto difficoltà
a lasciare i miei studi, gli ambienti, gli sport, i lavori.
Io dovrei avere l’età di mio nonno nel senso che ho fatto un po’ tutto,
quel tanto che basta alla mia conoscenza
e poi ho già bisogno di un’altra esperienza,
quel tanto che basta…
Mi sono innamorato di tanta altra gente,
di storie personali e di rivoluzione,
di gruppi d’avanguardia o del cielo dell’oriente
sempre come se fosse una soluzione.
Era una mia esigenza o la paura di morire,
era una insofferenza, una sfida alla vita...
Insomma si fa per dire…
aggrapparsi alle cose, una nuova emozione, una fede feroce,
sentire che cresce e diventa esplosione,
un gran senso di vita che dura, si muta, resiste, si acquieta,
ora è già meno forte, poi poco, poi meno, poi niente,
di nuovo la morte…
Devo fare un’esperienza, io lo so per esperienza,
devo fare un’esperienza, io lo so per esperienza.
Giorgio Gaber (pseudonimo di Giorgio Gaberscik; 1937-2000) è stato un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, considerato uno dei più importanti artisti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. Nato a Milano da una famiglia di origini slovene, Gaber si avvicinò alla musica fin da giovane, esibendosi in locali milanesi e collaborando con alcuni musicisti jazz. Nel 1960 debuttò come cantautore al Festival di Sanremo con il brano "Il mio nome è", ottenendo un discreto successo. Nel corso degli anni '60 e '70 Gaber si affermò come uno dei cantautori più originali e innovativi della scena italiana, caratterizzato da testi impegnati e musicalità sperimentale. Collaborò con diversi artisti, tra cui Enzo Jannacci e Gino Paoli, e partecipò a numerosi festival di musica. Tra i suoi brani più rappresentativi ricordiamo "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" e "Non ho paura". Gaber si dedicò anche alla regia teatrale, mettendo in scena opere proprie e di altri autori. La sua carriera artistica è stata segnata da un forte impegno sociale e politico, espresso attraverso le sue canzoni e le sue performance teatrali. Giorgio Gaber è morto a Milano nel 2000 all'età di 63 anni.
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