Giorgio Gaber

Testo L’ultimo uomo Giorgio Gaber

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L’ultimo uomo


Ormai non spero più in una terza guerra mondiale!
Anche i giovani fanno le marce per la pace. Stronzi!
Sono diventati tutti ragionevoli, hai capito.
Io non penso mai. Io odio e amo. Sono passionale e violento come gli uomini veri... e quando come ora senti vicino il fragore della battaglia... macché… niente... Stronzi!
E pensare che i popoli sotto sotto c’avrebbero voglia via... La nuova America è con me. La Russia poi lo è sempre stata. I Libici se mi conoscessero canterebbero per me in metri nordafricani. Gli Svizzeri… no. Stronzi! Quando dico che la Svizzera è il solo paese che può essere democratico viene scambiato per un complimento. Sarebbe come dire ad un uomo che solo lui può essere gobbo ed eunuco. Solo un paese vile e insignificante può diventare democratico. Lei mi dirà che lo sono tutti. E io le dirò: "Appunto!".
L'umanità degrada di generazione in generazione. E la mollezza è il prezzo che si paga quando una pace diventa troppo duratura.
I giovani, che schifo! I giovani sono giovani solo nel senso dei foruncoli. I giovani sono stupidi per definizione, si sa, non si può pretendere. Ma almeno un po’ di slancio dico io, un po’ di passione no? Li vedo tutti i giorni per la strada, si accarezzano, si "tocchignano" dolcemente, sensibili sai? Sì, anche i giovinotti sensibili sì. Le spalle sottili, le mani un po’ bianchicce, i gesti dolcissimi, gli occhi languidi… ma i coglioni?
E le bambine, piccole margherite appena dischiuse, i seni quasi impercettibili, i "culini" stretti e piatti, certo, non faranno i figli per la patria... ma si innamorano sai, si innamorano tutti, e si baciano, si baciano, montagne d’effusioni, scopatine, scopatine deliziose, affettuosi, dolciastri, con lo zucchero nel cuore, gli zuccheri nelle vene... il diabete generale!
E tutti che si riflettono, sì, li prendono sul serio: "I giovani, i giovani…", "I giovani incontrano l'Europa", "I giovani e l'amicizia", "I giovani e i sentimenti"...
Ci vorrebbero i calci nel culo, altro che convegni!
Adesso lei mi dirà che io sono un vecchio reazionario, eh? A lei non piace che io sia così poco permissivo, che io dica che i giovani sono senza coglioni e le donne senza bacino. Cretino!
A voi vi hanno rovinato le donne. Vi hanno completamente rincoglioniti.. ce l'hanno fatta. Non siete riusciti ad arginare l'elemento femminile che porta sempre nelle cose serie il segno incorreggibile della sua frivolezza. La donna è stupida per definizione, si sa, non si può pretendere.
Una volta almeno si poteva fare l'elogio della fertilità, eh? C’avevano: fianchi larghi da fattrici, abbondanti, prosperose, sane, eh... c’avevano dei culi stupendi... enormi!
Ora non fanno più figli, c’hanno più neanche il culo… poi non sono più niente. E senza quegli amori, quegli slanci, quelle passioni, senza quelle patrie, quegli ideali, senza… senza quei culi appunto...
Un uomo oggi, cos’è un uomo?

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Biografia

Giorgio Gaber (pseudonimo di Giorgio Gaberscik; 1937-2000) è stato un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, considerato uno dei più importanti artisti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. Nato a Milano da una famiglia di origini slovene, Gaber si avvicinò alla musica fin da giovane, esibendosi in locali milanesi e collaborando con alcuni musicisti jazz. Nel 1960 debuttò come cantautore al Festival di Sanremo con il brano "Il mio nome è", ottenendo un discreto successo. Nel corso degli anni '60 e '70 Gaber si affermò come uno dei cantautori più originali e innovativi della scena italiana, caratterizzato da testi impegnati e musicalità sperimentale. Collaborò con diversi artisti, tra cui Enzo Jannacci e Gino Paoli, e partecipò a numerosi festival di musica. Tra i suoi brani più rappresentativi ricordiamo "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" e "Non ho paura". Gaber si dedicò anche alla regia teatrale, mettendo in scena opere proprie e di altri autori. La sua carriera artistica è stata segnata da un forte impegno sociale e politico, espresso attraverso le sue canzoni e le sue performance teatrali. Giorgio Gaber è morto a Milano nel 2000 all'età di 63 anni.

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