Caro amico sei messo male,
sei vittima di un tempo un po’ sbagliato,
un tempo dove tutto si è appiattito,
dove ciò che aveva un senso si è deteriorato
e se ti viene qualche idea geniale buttala via
perché qualsiasi comportamento
c’ha già il suo riferimento all’idiozia.
Non è più il momento
di fare lunghe discussioni,
di fare ipotesi sociali
o confessioni personali.
Non è più il momento
di fare inutili teorie,
né di cantare una canzone
o di comprarsi un cane.
Non è più il momento
di fare tristi seminari,
di scrivere sui muri,
non ha più senso neanche la follia.
Non è più il momento
di dedicarsi ad una donna
o a qualcos’altro di importante,
non è più il momento per niente.
In mezzo a tanta confusione
sono affogate le tue idee
e come chi è stato tradito da una donna perbene
tu ora pensi che tutte le donne siano puttane.
Razza già finita senza neanche cominciare,
razza disossata già in attesa di morire.
No, non fa male credere,
fa molto male credere male.
Però fa un certo effetto
ritrovarsi a ricordare
e più che altro a dire
che era molto meglio qualche anno fa.
Non è più il momento
di generose aggregazioni,
di noiosissime riunioni,
né di analisti, né di fantasia.
Non è più il momento
di aver fiducia nei contatti,
di ritentare la comune
e di dare del tu a tutti.
Non è più il momento
c’è solo un po’ di nostalgia,
stava per nascere qualcosa,
la nostra rabbia era allegria.
Per tenerci in vita
ci bastava una cazzata,
non si sa perché improvvisamente
non è più il momento per niente.
Quella magnifica illusione
non era mica un’idiozia
e tu che sei stato tradito nella tua aspirazione
ora pensi che tutte le idee siano coglione.
Razza già finita senza neanche cominciare,
razza disossata già in attesa di morire.
No, non fa male credere
fa molto male credere male.
No, non fa male credere
fa molto male credere male.
Giorgio Gaber (pseudonimo di Giorgio Gaberscik; 1937-2000) è stato un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, considerato uno dei più importanti artisti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. Nato a Milano da una famiglia di origini slovene, Gaber si avvicinò alla musica fin da giovane, esibendosi in locali milanesi e collaborando con alcuni musicisti jazz. Nel 1960 debuttò come cantautore al Festival di Sanremo con il brano "Il mio nome è", ottenendo un discreto successo. Nel corso degli anni '60 e '70 Gaber si affermò come uno dei cantautori più originali e innovativi della scena italiana, caratterizzato da testi impegnati e musicalità sperimentale. Collaborò con diversi artisti, tra cui Enzo Jannacci e Gino Paoli, e partecipò a numerosi festival di musica. Tra i suoi brani più rappresentativi ricordiamo "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" e "Non ho paura". Gaber si dedicò anche alla regia teatrale, mettendo in scena opere proprie e di altri autori. La sua carriera artistica è stata segnata da un forte impegno sociale e politico, espresso attraverso le sue canzoni e le sue performance teatrali. Giorgio Gaber è morto a Milano nel 2000 all'età di 63 anni.
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