(con Dario DePol)
Per forza, sei la mia stabilità,
la mia casa, (torna qua)
il mio estro, (stai qua.)
Visualizzo, i tuoi laghi ovunque.
Un buco in mezzo, che scende
dritto, dritto fino al nucleo.
Prende fuoco rosso, ricambia buio.
Fosso, anarchico, futuro all'occhio,
occhio che grava, mirando:
lui mira a me, ed io, a lui miro.
Rit.
Io ammiro te, sole di platino.
Jambo, wakati gani, Upendo?
Sole di platino, tu, sole platino.
Sole di platino tu
Corrodi i desii più nascosti
Intrecciando ricordi ad abissi acerrimi infimi
Su diatribe di luci rubinee e smeralde
(Forse quei pianti pagheranno piaghe
di africi venti)
Platino come il cuore di Lei
Pallido come il suo scialbo sorriso
(Che non può non sa non può amare)
Il silenzio di fioche e araldiche luci
(E altri silenzi anfratti alle ore del buio)
Il tramonto rinfranca di ombre quel gelo
E il gelo verrà sugli ombrosi lì a te
L'opposto del gelo arderà le tue brame gelerà
E arderà nel contempo come Alpi in valanghe Ghiaccio franto solitario al deserto
Transilvanici soli che non lasciano speme a Castelli puntuti
Alle stelle forcine
Alle nubi ansimanti
Di quel sangue del mio come baci ancor che
Nel desio di quel sogno voglio ancora di te
Rit
Ora io, scaramantica, dal canto mio,
voglio ringraziare il Dio, angelo grigio,
dell'amor nostro. Lasso relativo,
Se mi concede sorriso, sorriso fermo,
è d'un palo in mezzo al verde. Tu,
ritocchi, della comunicazione l'avviso.
Scopri, d'essere un pò una vergine
in una ciotolina leggera, diviso, come
me, al 3º sonno, tra follia e vertigine.
Nel mio sogno, mappe astrali su lino.
E, in un arcano maggiore, io ti stilizzo.
Un arcano, non definito,
se mago o se matto,
ed io, spezzo il mazzo.
Tu, mi togli il telefono,
che riproduce i Griffin,
al mattino presto,
se è buio pesto.
Rallento. rifletto.
Scandirò, ogni respiro, allo stomaco.
Schioccherò, lo sguardo nel vuoto.
Proietterò, le tue labbra alle mie,
mentre tu, mi suoni con la voce:
"Tear Away"*, macerie al mio graffio.
Incido legni di pino, salvi dal camino.
Se ti guarderei, tutto il tempo,
il tempo, della vita. Aurore e biro.
Se incrino, e lacero il grembo,
se tu, mi pensi, tutta la notte,
se tu, mi manchi, tutto il tempo,
se anche, sei lontano, poi vicino.
Su tutta la mia pelle, io ti sento,
comunione, e sole sul balcone: scrivo.
Fuoco fatuo, che si sfalda, nel tempo.
E, se crolla inesorabile, su se stesso,
lecca il mio percorso, che sarà ingesto
come fosse una ferita, che ho aperto.
E, pensando, ho deciso, che
quando una cosa non accade,
tocca farla accadere.
Quindi, baciami,
che ti bacio, Amore mio.
La radio è morta? No. Ma non è più il cancello d'ingresso. Negli ultimi anni qualcosa è cambiato ? radicalmente. Canzoni sconosciute esplodono in pochi giorni. Artisti senza contratto discografico raccolgono milioni di stream. E le radio? Arrivano dopo, non prima. Il pubblico ha preso il controllo. Il potere dei video brevi: 15 secondi che cambiano tutto TikTok ha trasformato le regole del gioco musicale. Una melodia che dura meno di venti secondi può diventare il suono di un'intera estate. Nel 2023, oltre il 70% delle canzoni entrate nella Billboard Hot 100 aveva avuto un'origine virale su piattaforme social prima di ricevere attenzione radiofonica.
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Il Codacons ha accusato Dargen D'Amico di fare pubblicità occulta al marchio dell'Aperol per via di un fiore arancione esibito durante la sua performance al festival di Sanremo 2026.
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L'inno di Mameli cantato da Laura Pausini in occasione dei Giochi Olimpici Invernali non smette di far discutere. Non è un caso isolato.
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