Lunga vita al no future
Anni ’70: Sono ancora in molti a credere che il Punk sia nato a Londra, pressappoco nel 1976, da una band dal nome Sex Pistols. La realtà è invece diversa, anche se a Jonh Joseph Lydon (voce della band britannica Sex Pistols, meglio conosciuto come Johnny Rotten) e al loro manager Malcom MacLaren va riconosciuto il merito di aver divulgato l’affermazione a livello mondiale.
Nella Gran Bretagna della metà degli anni Settanta un vasto “pubblico” di giovani ritrova nel movimento Punk le grandi insoddisfazioni quotidiane, la paura del domani (intesa con una filosofia scettica del “no future”), la necessità di riti liberatori, divertimenti sfrenati, di sbattimento senza regole, dello sbattersi per essere integrati e per diventare qualcuno. Il punk da il via ad un’illusione collettiva alla quale molti si abbandonano, una musica rumorosa e aggressiva, fatta di strumenti da poco, tracce di breve durata, parole ripetute e urlate con rabbia, da vestiti strappati, catene a mò di gioielli (Vivienne Westwood contribuì a creare lo stile punk nella sua prima boutique dal nome Let it rock che subì varie trasformazioni nel corso della carriera della Westwood), al trucco grottesco e marcato. Ma anche la violenza del pogo, una “danza “ che consisteva nello scagliarsi gli uni addosso agli altri con un salto, o la pratica del gobbing, lo sputo addosso ai musicisti come segno d’apprezzamento.
Al di là dell’Atlantico, nella New York del 1974-75, i Ramones, Patti Smith, Television, Richard Hell, si muovevano verso il rock’n’roll di strada e la“poesia maledetta”. Il punk rimase però una faccenda per seguaci e appassionati: magari pubblicizzato da mezzi di informazione, attratti dalla sua pittoresca esteriorità, ma abbastanza poco rilevante sotto il profilo delle vendite ( bisognerà aspettare gli anni novanta per le classifiche statunitensi più alte).
In Inghilterra al contrario sul piano commerciale il punk germogliò in pochissimi mesi.
Oggi il punk ha cambiato la sua ideologia, diventando non più simbolo e strumento di rivolta, ma simbolo momentaneo e decadente di una moda. Lo slogan punk is dead vs punk is not dead rappresenta al meglio il quesito d’oggi. In realtà il punk vive ancora oggi, ma con sonorità differenti, commercializzate, sperimentate, che si discostano da ciò che il vero punk e la scena underground furono. Oggi ha un significato astratto, un marchio. Tra i più conosciuti gruppi punk di oggi troviamo i Nofx, Green Day e i Rancid.
Francesca Flotta
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