Anni affollati di idiomi, di idioti,
di guerrieri e di pazzi, anni di esercizi,
anni affollati di arroganza e di stucchevole bontà,
di tentativi disperati,
anni affollati di qualsiasi forma di incapacità.
Anni affollati per fortuna siete già passati.
Ho fatto indigestione, la mia testa è piena,
dall’Africa all’America al mio letto
non c’è rimasto niente che non so.
Io sono così pieno da neanche ricordare
il giorno in cui lasciai una donna
o in cui una donna mi lasciò.
Anni affollati per fortuna siete già passati.
E quanti ne ho mangiati di domani e di destini,
e poi gli spazi aperti, le donne solidali,
erbe dopo i pasti, l’orgasmo a tutti i costi.
Con l’ARCI non si è soli, famiglia meneghina,
gli amici della Francia,
a scuola imparerò a ballare…
mi vien da vomitare!
Anni affollati degli ultimi dieci anni,
non riesco più a smaltirvi, c’è troppo poco oblio.
Anni affollati di gente che ha pensato a tutto
senza mai pensare a un Dio,
anni di gente informata e noiosa,
vi sbiadiranno gli anni che sbiadiscono ogni cosa.
Anni affollati di paure, ricatti, di impossibili guerre,
anni affollati di mani sentenziose che maltrattano le chitarre.
Anni affollati di spunti divertenti
che il giorno dopo diventano idiozie,
anni di terapie.
Anni affollati per fortuna siete già passati.
Anni affollati, disperati, senza dignità,
di mendicanti un po’ arroganti e senza fisarmonica,
di chi rovescia tutto e poi si arrende alla domenica.
La Cina è un po’ scaduta,
Chancing l’han condannato,
ma forse lo dovevano fare…
mi vien da vomitare!
Anni affollati degli ultimi dieci anni,
non riesco più a smaltirvi, c’è troppo poco oblio.
Anni affollati di gente che ha pensato a tutto
senza mai pensare a un Dio,
di troppe cose non so cosa farne
per me che avrei bisogno di poche immagini ma eterne.
Anni affollati.
Anni affollati.
Anni affollati per fortuna siete già passati.
Anni affollati per fortuna siete già passati.
Il testo ANNI AFFOLLATI di GIORGIO GABER è presente anche nell'album Anni affollati (1981)
Giorgio Gaber (pseudonimo di Giorgio Gaberscik; 1937-2000) è stato un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, considerato uno dei più importanti artisti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. Nato a Milano da una famiglia di origini slovene, Gaber si avvicinò alla musica fin da giovane, esibendosi in locali milanesi e collaborando con alcuni musicisti jazz. Nel 1960 debuttò come cantautore al Festival di Sanremo con il brano "Il mio nome è", ottenendo un discreto successo. Nel corso degli anni '60 e '70 Gaber si affermò come uno dei cantautori più originali e innovativi della scena italiana, caratterizzato da testi impegnati e musicalità sperimentale. Collaborò con diversi artisti, tra cui Enzo Jannacci e Gino Paoli, e partecipò a numerosi festival di musica. Tra i suoi brani più rappresentativi ricordiamo "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" e "Non ho paura". Gaber si dedicò anche alla regia teatrale, mettendo in scena opere proprie e di altri autori. La sua carriera artistica è stata segnata da un forte impegno sociale e politico, espresso attraverso le sue canzoni e le sue performance teatrali. Giorgio Gaber è morto a Milano nel 2000 all'età di 63 anni.
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