Caro vecchio zio fascista
è vero che avete fatto un bel casino,
ricordo dai racconti di mia madre
che sei andato a Roma a piedi, da Milano.
A istinto io ti ho sempre giudicato
come uno che si accende e non ragiona
e ho fatto un po’ di facile ironia
senza capire mai la tua persona.
Direi che eri un po’ stupido e felice,
coerente con l’immagine del duce:
a ventun’anni avevi già una figlia,
la guerra tutta tua e l’idea della famiglia;
ai tempi in cui cadevano le bombe
mostravi con orgoglio il tuo coraggio,
eppure ti piaceva l’aria fresca
delle mattine limpide di maggio.
L’uomo è quasi sempre meglio
rispetto alla propria ideologia
ricordo quella volta che piangevi
e quanto stavi male per la zia;
del resto il segreto del fascismo
è nel simbolo del fascio littoriale
e appena un fascettino si è staccato
svanisce la sua forza criminale.
Caro vecchio zio fascista
a vederti innaffiare le tue rose
ancora non mi entra nella testa
come hai potuto fare certe cose;
sorridi accarezzando i tuoi nipoti
con una commozione così vera,
hai sempre avuto il cuore troppo tenero
e la testa troppo dura.
Negli uomini politici di oggi
c’è come un grosso salto di statura
ma c’hanno ancora il cuore troppo tenero
e la testa troppo dura.
Giorgio Gaber (pseudonimo di Giorgio Gaberscik; 1937-2000) è stato un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, considerato uno dei più importanti artisti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. Nato a Milano da una famiglia di origini slovene, Gaber si avvicinò alla musica fin da giovane, esibendosi in locali milanesi e collaborando con alcuni musicisti jazz. Nel 1960 debuttò come cantautore al Festival di Sanremo con il brano "Il mio nome è", ottenendo un discreto successo. Nel corso degli anni '60 e '70 Gaber si affermò come uno dei cantautori più originali e innovativi della scena italiana, caratterizzato da testi impegnati e musicalità sperimentale. Collaborò con diversi artisti, tra cui Enzo Jannacci e Gino Paoli, e partecipò a numerosi festival di musica. Tra i suoi brani più rappresentativi ricordiamo "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" e "Non ho paura". Gaber si dedicò anche alla regia teatrale, mettendo in scena opere proprie e di altri autori. La sua carriera artistica è stata segnata da un forte impegno sociale e politico, espresso attraverso le sue canzoni e le sue performance teatrali. Giorgio Gaber è morto a Milano nel 2000 all'età di 63 anni.
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