Un figlio quasi inerte
con una madre quasi suora o meglio ancora
con un padre affascinante e forte
un figlio di famiglia media cresce quasi normale
per recitare la solita commedia dell'amor filiale
È facile pensare
che nella prima adolescenza la sua esistenza
fosse beata e abbandonata a quella suora da baciare
più tardi solo i padri son perfetti sono i nostri dei
e come accade a tutti voleva essere come lui
Ma non è dell'infanzia che si vuol parlare
ma piuttosto del cuore
di quei turbamenti segreti che non sai decifrare
la gente è di più la gente è di più
Un figlio che sta male
un figlio già cresciuto e insofferente ad ascoltare
un padre intollerante e sempre più banale
un figlio che ascolta sua madre i suoi soliti pianti
e poi la notte sotto le lenzuola i suoi baci sgomenti
Sarà un malessere vitale
o la natura che reagisce pian piano cresce
un odio di pensiero e al tempo stesso viscerale
un odio per il padre un insensato furore così antico e forte
che a tratti vorrebbe addirittura la sua morte
Ma non è della rabbia che si vuol parlare
ma piuttosto del cuore
di quelle emozioni insensate che non sai contenere
la gente la gente la gente è di più
la gente la gente la gente è di più
Un figlio ormai lontano
un uomo adulto che ha di fronte il suo presente
un ritorno in famiglia un sentimento strano
un uomo di coscienza media come un fatto normale
va a recitar la solita commedia dell'amor filiale
L'esagerata indignazione
l'insofferenza e la fatica di una vita
poi d'un tratto trovarseli vecchi che sensazione
un attimo per farsi perdonare e per dirsi addio
con i capelli bianchi e la dolcezza dell'oblio
Ma non è dalla morte che vi suol parlare
ma piuttosto del cuore
di quell'accattone di affetto così lento a capire
la gente la gente è di più
la gente la gente la gente è di più
Giorgio Gaber (pseudonimo di Giorgio Gaberscik; 1937-2000) è stato un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, considerato uno dei più importanti artisti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. Nato a Milano da una famiglia di origini slovene, Gaber si avvicinò alla musica fin da giovane, esibendosi in locali milanesi e collaborando con alcuni musicisti jazz. Nel 1960 debuttò come cantautore al Festival di Sanremo con il brano "Il mio nome è", ottenendo un discreto successo. Nel corso degli anni '60 e '70 Gaber si affermò come uno dei cantautori più originali e innovativi della scena italiana, caratterizzato da testi impegnati e musicalità sperimentale. Collaborò con diversi artisti, tra cui Enzo Jannacci e Gino Paoli, e partecipò a numerosi festival di musica. Tra i suoi brani più rappresentativi ricordiamo "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" e "Non ho paura". Gaber si dedicò anche alla regia teatrale, mettendo in scena opere proprie e di altri autori. La sua carriera artistica è stata segnata da un forte impegno sociale e politico, espresso attraverso le sue canzoni e le sue performance teatrali. Giorgio Gaber è morto a Milano nel 2000 all'età di 63 anni.
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