L'uomo che sto seguendo
ha l'aspetto di un uomo medio direi banale
non sa bene che cosa cerca e che cosa vuole
si addormenta intontito e si alza senza soffrire
con la stessa indolenza che l'ha fatto addormentare
L'uomo che sto seguendo
non ha la forza per un dolore vero
è troppo inerte troppo tollerante come tutti noi
l'uomo che sto seguendo è un uomo sincero
che ogni notte ha amato una donna e non ha amato mai
Un sentimento
qualche cosa che può sembrare un rito antico
per distinguere il falso e il vero basta poco
un solo sentimento un vero sentimento
per trovare il coraggio di ridare un'occhiata al mondo
L'uomo che sto seguendo
ha l'aspetto di un uomo onesto direi perbene
ma è colpevole di gesti inutili e di omissione
la sua vita gli passa sopra gli gira intorno
e purtroppo non ha diritto a nessun inferno
L'uomo che sto seguendo
è troppo vile per dedicarsi al male
è troppo altero troppo intelligente per affidarsi a Dio
l'uomo che sto seguendo è un uomo normale
l'uomo che sto seguendo sono io
Un sentimento
qualche cosa che può sembrare un rito antico
per distinguere il falso e il vero basta poco
un solo sentimento un vero sentimento
per trovare il coraggio di ridare un'occhiata al mondo
Un sentimento
qualche cosa come un ricordo ormai lontano
per difendere quel mistero che era l'uomo
un solo sentimento un vero sentimento
per ridare un senso alle cose non puoi fare a meno
di un sentimento
Giorgio Gaber (pseudonimo di Giorgio Gaberscik; 1937-2000) è stato un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, considerato uno dei più importanti artisti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. Nato a Milano da una famiglia di origini slovene, Gaber si avvicinò alla musica fin da giovane, esibendosi in locali milanesi e collaborando con alcuni musicisti jazz. Nel 1960 debuttò come cantautore al Festival di Sanremo con il brano "Il mio nome è", ottenendo un discreto successo. Nel corso degli anni '60 e '70 Gaber si affermò come uno dei cantautori più originali e innovativi della scena italiana, caratterizzato da testi impegnati e musicalità sperimentale. Collaborò con diversi artisti, tra cui Enzo Jannacci e Gino Paoli, e partecipò a numerosi festival di musica. Tra i suoi brani più rappresentativi ricordiamo "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" e "Non ho paura". Gaber si dedicò anche alla regia teatrale, mettendo in scena opere proprie e di altri autori. La sua carriera artistica è stata segnata da un forte impegno sociale e politico, espresso attraverso le sue canzoni e le sue performance teatrali. Giorgio Gaber è morto a Milano nel 2000 all'età di 63 anni.
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