Basta non guardare
in fondo alla propria faccia
e non frugarsi dentro agli intestini
ogni domanda al corpo
può essere una breccia
un inizio di inquietudini e di ossessioni.
La smorfia avanza da sola
la smorfia non è indulgente, affiora pian piano
e non puoi neanche controllarla
racconta spietatamente come siamo.
E dopo vent'anni si comincia ad avere
la faccia tutta presa da quella smorfia
che avanza sicura con un percorso preciso
e diventa uno specchio di miseri errori
non permette a nessuno di esser bello di fuori
ti vien su dal di dentro e si blocca per sempre sul viso.
Basta non guardare
in fondo alla propria faccia
e non frugarsi dentro agli intestini
ogni domanda al corpo
può essere una breccia
un inizio di inquietudini e di ossessioni.
La smorfia che porta sul viso
un uomo a confezionarla ci impiega una vita
e non sempre riesce a terminarla
da quanto questa smorfia è complicata.
E quanti giri ha dovuto fare
tra le viscere del suo corpo
quasi avesse un fatale appuntamento
quante orribili contorsioni
per raggiungere la sua faccia
per esprimere tutto il suo fallimento.
E l'uomo che ti trovi davanti
in una strada deserta ti fa una certa paura
non tanto per la sua cattiveria
ma proprio per la sua bruttura.
Basta non guardare
in fondo alla propria faccia
e non frugarsi dentro agli intestini
ogni domanda al corpo
può essere una breccia
un inizio di inquietudini e di ossessioni.
Giorgio Gaber (pseudonimo di Giorgio Gaberscik; 1937-2000) è stato un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, considerato uno dei più importanti artisti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. Nato a Milano da una famiglia di origini slovene, Gaber si avvicinò alla musica fin da giovane, esibendosi in locali milanesi e collaborando con alcuni musicisti jazz. Nel 1960 debuttò come cantautore al Festival di Sanremo con il brano "Il mio nome è", ottenendo un discreto successo. Nel corso degli anni '60 e '70 Gaber si affermò come uno dei cantautori più originali e innovativi della scena italiana, caratterizzato da testi impegnati e musicalità sperimentale. Collaborò con diversi artisti, tra cui Enzo Jannacci e Gino Paoli, e partecipò a numerosi festival di musica. Tra i suoi brani più rappresentativi ricordiamo "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" e "Non ho paura". Gaber si dedicò anche alla regia teatrale, mettendo in scena opere proprie e di altri autori. La sua carriera artistica è stata segnata da un forte impegno sociale e politico, espresso attraverso le sue canzoni e le sue performance teatrali. Giorgio Gaber è morto a Milano nel 2000 all'età di 63 anni.
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