All'hotel dei giorni immobili
non brillano le stelle:
qualche volta s'intravede appena
il fondo della valle;
c'è un odore di salsedine,
ma il mare non si vede...
dai sentieri che ci arrivano
non ripartono più strade...
All'hotel dei giorni immobili
da sempre c'è un soldato,
ma la guerra non spiegò
se c'era morto o c'era nato;
e se c'era nato o morto
non lo seppe mai il poeta
che perdeva il tempo a chiedersi
se un'entrata è anche un'uscita.
E una notte innominabile
ci transitò un mercante,
e vendeva tutto a tutti
e tutti non avevan niente;
e vendeva per non piangere
di non aver venduto
e le lacrime bagnavano
sciupavano il broccato.
Han mandato un messaggero,
forse arriva questa sera;
passsa i monti, passa il gelo,
passa il tuono e la bufera;
passa il fuoco dell'inferno
con un foglio tra le mani;
han mandato un messaggero,
forse arriverà domani.
All'hotel dei giorni immobili
ci venne anche un sovrano:
ordinò, salì con comodo,
prese tutto il terzo piano:
e ci venne un accademico
con un trucco madornale,
ma nel buio s'illuminarono
solo gli angoli e le scale.
E una notte senza nuvole
si presentò un pensiero;
e si cominciò a distinguere
buio falso e buio vero;
e una notte con le nuvole
lì si smarrì un ricordo,
e si continuò a confondere
l'apparenza di uno sguardo.
S'è perduto il messaggero
s'è perduto sul confine,
tra il principio delle cose
e le cose della fine;
s'è perduto il messaggero
col cavallo e con i cani,
tutto è ritornato nero
dietro il grido dei gabbiani;
s'è perduto il messaggero
con un foglio tra le mani:
non arriverà stasera
non arriverà domani.
All'hotel dei giorni immobili
nel sogno di una donna
tutto è chiaro, tutto è limpido,
la penombra non inganna;
e bastò guardarla un'attimo
per leggerle nel cuore
che lei già sapeva tutto
prima ancora di sognare:
e fu finalmente giorno,
fu bambino e fu canzone,
e fu gioia del ritorno
e fu "dormi",e fu persone;
e fu finalmente cielo
con la luna e con le stelle,
e fu finalmente mare
con il vento e con le vele...
e fu subito chitarra,
e fu abbraccio e fu ferita,
e fu "guardami!" e fu terra,
e fu vivere e fu vita;
così il giorno tornò giorno
e la notte fu la notte;
l'orizzonte all'orizzonte
e le stelle in cielo, tutte.
Roberto Vecchioni è un cantautore, paroliere, scrittore, poeta e insegnante italiano nato a Milano nel 1940. Considerato uno dei cantautori più importanti della musica italiana, Vecchioni si distingue per la sua poetica profonda e raffinata, spesso ispirata alla tradizione letteraria e al mondo interiore. La sua carriera musicale è iniziata negli anni '60 con il gruppo folk-rock I Nomadi, ma ha raggiunto la fama nel 1975 con l'album "La mia casa è un castello". Tra i suoi brani più celebri figurano "L'uomo che amava le donne", "Il cielo in una stanza", "Canzone per te" e "Luci d'artista". Vecchioni ha vinto numerosi premi, tra cui il Festival di Sanremo nel 1982 con la canzone "La mia casa è un castello" e il Premio Tenco nel 1976. Oltre alla musica, Vecchioni si dedica anche alla scrittura di romanzi, poesie e saggi.
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