‘TICK’ e poi ‘SHHH’,
‘TICK’ e poi ‘SHHH’,
‘TICK’ e poi ‘SHHH’,
‘TICK’ e poi ‘SHHH’,
‘TICK’ e poi ‘SHHH’.
In un posto qualunque si può dire dovunque
sembra proprio che sia nato un bambino,
è un bambino normale, non è molto speciale
tranne il fatto che ha uno strano dentino
e fa ‘TICK’ e poi ‘SHHH’,
‘TICK’ e poi ‘SHHH’.
Né la mamma né i dottori sanno cosa sia,
non è previsto dalla scienza,
per capirci chiameremo questa anomalia
il dente della conoscenza.
‘TICK’ e poi ‘SHHH’,
‘TICK’ e poi ‘SHHH’.
Nella sua torre tutta d’avorio
il genio studia le sue carte,
concentrazione, ispirazione,
la sua cultura, la sua arte.
Po-po-po…
In un dente normale non c’è niente di male
ma per colpa di uno strano destino
ci risulta dai dati che altri figli son nati
tutti quanti con lo stesso dentino
e fanno ‘TICK’ e poi ‘SHHH’,
‘TICK’ e poi ‘SHHH’.
C’è chi dice che quel dente sia la garanzia
di una precoce adolescenza,
per il latte della mamma hanno l’allergia
ma succhiano la conoscenza
e fanno ‘TICK’ e poi ‘SHHH’,
‘TICK’ e poi ‘SHHH’.
Nella sua torre il genio studia
di questi denti la ragione,
guarda il problema tecnicamente
e ne propone un’estrazione.
Po-po-po…
Con i loro dentini te li trovi davanti
sembra proprio che il tuo sangue li attiri,
non frequentano scuole, non consultano libri,
danno morsi come fanno i vampiri
e fanno ‘TICK’ e poi ‘SHHH’,
‘TICK’ e poi ‘SHHH’.
E succhiando entra in loro tutto ciò che sai,
livellano l’intelligenza,
la cultura, il suo potere sono in crisi ormai
col dente della conoscenza.
Han circondato anche la torre,
il genio grida che non vuole,
gli hanno succhiato un po’ di sangue,
non gli hanno mica fatto male,
ma adesso sanno già tutto quello che sa lui
non se n’era accorto,
ha perso il suo potere, è un uomo come noi…
parlato: Uguale? Uguale.
Giustamente morto.
parlato: Poveretto. Come mi dispiace. Una così brava persona.
Il testo IL DENTE DELLA CONOSCENZA di GIORGIO GABER è presente anche nell'album Far finta di essere sani (registrazione studi fonorama) (1973)
Giorgio Gaber (pseudonimo di Giorgio Gaberscik; 1937-2000) è stato un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, considerato uno dei più importanti artisti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. Nato a Milano da una famiglia di origini slovene, Gaber si avvicinò alla musica fin da giovane, esibendosi in locali milanesi e collaborando con alcuni musicisti jazz. Nel 1960 debuttò come cantautore al Festival di Sanremo con il brano "Il mio nome è", ottenendo un discreto successo. Nel corso degli anni '60 e '70 Gaber si affermò come uno dei cantautori più originali e innovativi della scena italiana, caratterizzato da testi impegnati e musicalità sperimentale. Collaborò con diversi artisti, tra cui Enzo Jannacci e Gino Paoli, e partecipò a numerosi festival di musica. Tra i suoi brani più rappresentativi ricordiamo "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" e "Non ho paura". Gaber si dedicò anche alla regia teatrale, mettendo in scena opere proprie e di altri autori. La sua carriera artistica è stata segnata da un forte impegno sociale e politico, espresso attraverso le sue canzoni e le sue performance teatrali. Giorgio Gaber è morto a Milano nel 2000 all'età di 63 anni.
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