parlato: Un mastino. Un mastino nero, lucido, metallico.
Un cane mastino con un occhio solo vitreo in mezzo alla fronte.
Una mano schiaccia un bottone. Dall’occhio del mastino parte un fascio di luce intensa, verdastra, elettrica…
Shhhh…
Shhhh…
Shhhh…
Avvolti in lucidi mantelli,
guanti di pelle, sciarpa nera,
hanno le facce mascherate,
le scarpe a punta lucidate,
sono nascosti nella sera.
Non fanno niente, stanno fermi,
sono alle porte di Milano
con dei grossissimi mastini
che stan seduti ai loro piedi
e loro tengono per mano.
Han circondato la città,
la stan guardando da lontano,
sono imponenti e silenziosi.
Chi sono? Chi sono?
I laureati e gli studiosi.
E l’Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar,
e l’Italia rideva e cantava…
Shhhh…
Ora si muovono sicuri
coi loro volti mascherati,
gli sguardi fissi, minacciosi,
vengono avanti silenziosi,
i passi lenti cadenzati.
Portano strane borse nere
piene di oggetti misteriosi
e senza l’ombra di paura
stanno occupando i punti chiave,
tengono in pugno la questura.
Dagli occhi chiari dei mastini
parte una luce molto intensa
che lascia tutti ipnotizzati.
Chi sono? Chi sono?
L’intellighenzia, gli scienziati.
E l’Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar,
e l’Italia rideva e cantava…
Shhhh…
Ora si muovono più in fretta,
hanno moltissimi alleati,
hanno occupato anche la RAI,
le grandi industrie, gli operai,
anche le scuole e i sindacati.
Ora si tolgono i mantelli,
son già sicuri di aver vinto,
anche le maschere van giù,
ormai non ne han bisogno più
son già seduti in Parlamento.
Ora si possono vedere,
sono una razza superiore,
sono bellissimi e hitleriani.
Chi sono? Chi sono?
Sono i tecnocrati italiani.
E l’Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar…
Il testo LA PRESA DEL POTERE di GIORGIO GABER è presente anche nell'album Dialogo tra un impegnato e un non so (1972)
Giorgio Gaber (pseudonimo di Giorgio Gaberscik; 1937-2000) è stato un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, considerato uno dei più importanti artisti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. Nato a Milano da una famiglia di origini slovene, Gaber si avvicinò alla musica fin da giovane, esibendosi in locali milanesi e collaborando con alcuni musicisti jazz. Nel 1960 debuttò come cantautore al Festival di Sanremo con il brano "Il mio nome è", ottenendo un discreto successo. Nel corso degli anni '60 e '70 Gaber si affermò come uno dei cantautori più originali e innovativi della scena italiana, caratterizzato da testi impegnati e musicalità sperimentale. Collaborò con diversi artisti, tra cui Enzo Jannacci e Gino Paoli, e partecipò a numerosi festival di musica. Tra i suoi brani più rappresentativi ricordiamo "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" e "Non ho paura". Gaber si dedicò anche alla regia teatrale, mettendo in scena opere proprie e di altri autori. La sua carriera artistica è stata segnata da un forte impegno sociale e politico, espresso attraverso le sue canzoni e le sue performance teatrali. Giorgio Gaber è morto a Milano nel 2000 all'età di 63 anni.
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