Afghanistan e Yemen: i Paesi senza musica


In Afghanistan da anni è vietato ogni evento musicale. La musica è un veicolo potentissimo e universale. Il regime oscurantista lo sa bene e ha optato per la messa al bando. Le 7 note sono considerate propulsori di ribellione e immoralità, che fanno presa soprattutto sui giovani e li conducono su strade sbagliate. Una vera minaccia per chi detiene il potere.

Il mezzo attraverso cui la musica prende vita sono gli strumenti. E allora succede che il Ministero per la Propagazione della Virtù e la Prevenzione del Vizio sequestri centinaia di strumenti musicali, per poi accatastarli e bruciarli, con tanto di video diffusi in rete. Una scena che s'era già vista anni prima in Libia, con un tristissimo falò di sassofoni, bonghi e tamburi, strumenti non conformi alla Shari'a.

Ed è guerra aperta anche ai musicisti, costretti a lasciare il Paese, rifugiandosi in Pakistan o in Occidente per poter continuare a esercitare la loro professione.

Lo scorso mese di gennaio, al Teatro Rossini di Pesaro, 25 musicisti, ragazze e ragazzi tra i 14 e i 20 anni dell'Orchestra Giovanile Afghana hanno suonato per la prima volta in Italia. Il concerto è stato intitolato "Musica per la libertà", per riappropriarsi della libertà di suonare, che in patria viene negata. A capo del progetto Ahmad Naser Sarmast, l'etnomusicologo che ha fondato e diretto a Kabul l'Istituto Nazionale Afghano di Musica, finchè i talebani non lo hanno chiuso. Ma lui non si è arreso e lo racconta così: "Abbiamo lasciato l'Afghanistan con tutti gli studenti, gli insegnanti e lo staff dell'Istituto a causa del ritorno dei talebani al potere. Quando sono arrivati a Kabul, molti media occidentali hanno detto e scritto che i talebani del 2021 erano diversi dai talebani del 1996, ma per noi che viviamo e lavoriamo in Afghanistan tutto è stato subito chiaro: i talebani non sono cambiati e non cambieranno mai. Quando sono tornati al potere hanno di nuovo bandito la musica, hanno cancellato ancora una volta la voce del popolo afghano. Nella nostra scuola si è installata la rete di Sirajuddin Haqqani, il militare e politico che oggi è il vicecomandante supremo dei talebani. Il nostro Istituto è stato chiuso anche a causa degli obiettivi che perseguiva: la promozione dei valori democratici, i diritti umani, la parità di genere, il rispetto per le diverse culture musicali".

La polizia morale talebana è sempre pronta a compiere azioni dimostrative per combattere la musica, che provoca "l'inganno dei giovani e la distruzione della società" e soprattutto diffonde messaggi di pace, libertà e uguaglianza. Il regime ha anche imposto ai media afghani di non trasmettere canzoni. Ha privato un popolo della sua voce per esercitare in modo sempre più invasivo il controllo.

Anche lo Yemen segue la stessa linea, con i ribelli Houthi che tengono sotto scacco buona parte del Paese. La loro avversione nei confronti della musica si è palesata quando hanno decretato la chiusura di una quindicina di negozi della capitale che vendevano cd e dvd, perché la musica corrompe l'anima.

Temistocle Marasco

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