Ritratto di Willie Peyote
Guglielmo Bruno, in arte Willie Peyote, si distoglie dall'immagine del rapper-gangster a cui siamo abituati. Con occhiali da vista e camicetta a quadri appare più come uno giovane scrittore che uno del giro hip-hop tutto tatuaggi e sguardi truci.
I suoi brani accattivanti, ironici ma allo stesso tempo di denuncia hanno attirato immediatamente su di sé l'attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori.
"Educazione Sabauda", uscito a gennaio 2016, è l'album che segna la svolta per il rapper torinese grazie a canzoni come "Io non sono razzista ma"e "C'era una vodka" ma è con "La Sindrome di Turet", pubblicato per l'etichetta 451 con distribuzione Artist First il 6 ottobre 2017, che si conferma come una delle voci più autentiche del panorama musicale italiano.
Un lavoro più aperto alla melodia e molto amplio a livello strumentale, con all'interno una serie di brani capaci di imprimersi subito nei timpani e nel cuore degli ascoltatori. Il disco affronta il tema della libertà d'espressione e dei limiti della stessa, in un'epoca in cui la comunicazione è cambiata profondamente a causa della tecnologia.
Sicuramente non è solo la forma, a metà tra il rap e il cantautorato, che fa di Willie Peyote una felice eccezione del nostro panorama musicale contemporaneo, ma è anche e soprattutto il contenuto dei suoi testi.
Numerosi infatti sono i riferimenti e le citazioni più o meno velate alla musica italiana degli ultimi 40 anni e Willie Peyote (senza cappello solo Guglielmo, cit.)sa tracciare un ritratto acuto e sempre molto personale del presente in cui viviamo, dimostrandosi capace di essere il rapper che piace a chi non ascolta rap ed il cantautore che gli amanti del rap non possono non apprezzare.
Il disco è stato anticipato, il 15 settembre, dal video "Ottima scusa", il cui brano, nella settimana d'uscita, è entrato direttamente al 1°posto della classifica Viral50 di Spotify.
Azzurra Posteraro
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