Addio Ozzy
All'età di 76 anni, dopo una esistenza vissuta al massimo, Ozzy Osbourne lascia questa terra per abbracciare quella immortalità già da tempo conquistata. Ne danno il triste annuncio i familiari con la seguente nota: "È con più tristezza di quanto le parole possano esprimere che dobbiamo comunicare che il nostro amato Ozzy Osbourne è morto questa mattina. Era con la sua famiglia e circondato dall'amore. Chiediamo a tutti di rispettare la privacy della nostra famiglia in questo momento".
Scrivere di Ozzy è sempre stato facile, un pò per la sua bravura e un pò per quella sregolatezza che lo ha sempre accompagnato. Non è un mistero che il principe delle tenebre avesse sfidato la morte di continuo, o semplicemente non se ne preoccupava tutte le volte che faceva cose senza senso: potrebbe apparire in linea col ruolo di rockstar essere cintura nera di tossicodipendenza o alcolizzato cronico, potrebbe sembrarlo un pò meno sniffare formiche con la cannuccia o prendere a morsi un pipistrello vero fino a staccargli la testa.
Ozzy viveva costantemente oltre il limite: era il padre dell'heavy metal e il campione dell'eccesso, forse proprio perché le 2 cose sono profondamente legate. Tanto è vero che lui era solito dire: "Finché ci saranno ragazzi che avranno bisogno di sfogare la loro rabbia, l'heavy metal sopravviverà". La ribellione, il nuoto contro corrente, il pensiero di rottura rappresentano la linfa vitale di un genere che è nato con lui e ha vomitato sul mondo quella rabbia covata per troppo tempo negli abissi più profondi dell'anima.
La sua storia parte nell'immediato dopoguerra, in uno dei tanti quartieri operai di Birmingham. E' il quarto di 6 figli, in una famiglia che vive in ristrettezze economiche. E' dislessico, balbuziente e ha un grave disturbo dell'attenzione. La scuola non va e decide di mollare a 15 anni per provare a lavorare: operaio in fabbrica, muratore, idraulico, macellaio. Sono anni duri in cui l'unica valvola di sfogo è la musica. Non solo: è anche la sua salvezza.
Nel 1968 fonda con Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward i "Polka Tulk Blues Band", e siccome il nome del gruppo non li convince, stringono in "Earth", fino al definitivo "Black Sabbath". Per inciso Tony Iommi è stato suo compagno di scuola e all'inizio i due si detestavano, al punto da arrivare alle mani in più di una occasione, prima di unirsi nel fortunato sodalizio che conosciamo.
I ragazzi sono carichi e nel 1970 pubblicano l'album omonimo. Loro non potevano sapere, ma oggi quel disco è considerato la genesi dell'heavy metal! La prima pietra del palazzo. Seguono "Paranoid", "Master Of Reality" e "Vol. 4". In soli 10 anni i "Black Sabbath" diventano il punto di riferimento per i ribelli di ogni età. Peccato che Ozzy rovini tutto con l'abuso di droghe e alcol, che gli costa la cacciata dal gruppo.
Ma è proprio qui che nasce il legame più importante, quello con la futura moglie Sharon, figlia del loro manager e appiglio fondamentale in quei momenti in cui i suoi vizi cercano di trascinarlo sul fondo. Dagli anni '80 in poi Ozzy, suo malgrado, si ritrova solista. Ma non per questo arretra. Tutt'altro. Rilancia con dischi di successo come "Diary Of Madman" e "No More Tears", frutto della collaborazione con il grande amico Lemmy Kilmister dei Motorhead.
Con l'Ozzfest per ben 22 anni ospita l'olimpo del metal e lancia gruppi in cerca di una opportunità. Negli anni 2000 porta le telecamere nel suo quotidiano, dando vita ad un reality sulla sua famiglia ("The Osbournes"). E nel 2013 ritorna ad essere il frontman dei Black Sabbath, con cui pubblica nuovi album. Si è sempre reinventato rimanendo un mito.
Lo scorso 5 luglio aveva infiammato il pubblico della sua Birmingham con il live di congedo, con i Black Sabbath in formazione originale e ospiti come i Metallica e i Toll. Col senno di poi era il congedo dalla sua vita.
Temistocle Marasco
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