Capodanno a Cosenza con gli Skunk Anansie: vince la transenna
Grande serata di musica a Cosenza! 80.000 persone per un evento in esclusiva nazionale, con uno dei migliori gruppi rock del panorama europeo! Si, avrei potuto scrivere così. Ma c'è qualcosa che me lo ha impedito, un senso di incompiuta, di delusione che ha germogliato con rapidità in quel terreno reso fertile dalle aspettative.
Perché è inevitabile: Skunk Anansie a Cosenza! Skunk Anansie a Cosenza! E' un refrain troppo dolce anche per le orecchie dei più ottimisti fan locali. C'è un'attesa spasmodica ed è palpabile un malcelato orgoglio nel constatare che, per una volta, la città dei Bruzi ospita il concerto di punta del capodanno italiano.
Che ci sia qualcosa di diverso lo si intuisce dai giorni che precedono l'evento, nei quali il Comune dirama 3 ordinanze ad hoc, e dalla perlustrazione pomeridiana: percorrendo corso Mazzini, che si allunga dal fronte del palco per un paio di chilometri, si osservano i blocchi di cemento antiterrorismo a chiudere le vie di accesso, enormi scritte "vie di fuga", alcuni maxi schermi non troppo maxi e transenne varie.
Il soundcheck delle 18:00 è attesissimo tanto che, voltandosi dalla prima fila, è possibile scorgere già centinaia di persone. E questo anche se lo spettacolo non è dei migliori: venti minuti scarsi di regolazione volumi, un paio di canzoni intere e Skin che neppure si presenta a testare il microfono. Ci si fa bastare i dread oversize di Cass e qualche schitarrata di Ace.
Dopo mezzanotte accedere sul corso vuol dire mettersi in coda nei varchi autorizzati, visto che le traverse sono tutte sorvegliate e non si passa. Skin e soci sparano presto le cartucce migliori, con i pezzi di "Post Orgasmic Chill" del 1999, che rimane l'album di maggior successo degli inglesi.
Il sistema di sicurezza predisposto dalla questura è fatto ad aree rettangolari: quella sotto il palco piena di gente, poi una zona vuota, presidiata da steward e forze dell'ordine, e subito dopo un altro rettangolo pieno. Chi non si è precipitato fuori di casa allo scoccare della mezzanotte, non riuscendo ad entrare nel primo quadrotto, si trova a 400 metri dal palco, non vede niente e non ha possibilità di avanzare. In quel momento lì si capisce qual è il vero protagonista della serata: la transenna, nuova, di un argento vivo, non il classico opaco e slavato grigio. La transenna impedisce l'ingresso al concerto non solo ai cattivi, ma anche agli stessi spettatori, che si guardano l'un l'altro tra stupore e incredulità.
Serpeggia il malcontento quando, ad un certo punto, cominciano a far entrare. Da lì a 10 minuti il live però finisce, con Skin che saluta "Ciao Cosenza". Niente bis, niente scena del finto congedo per poi tornare sul palco. 1 ora stiracchiata di grande musica, che è sembrata più corta di una fumata di sigaretta, soprattutto per chi è stato costretto a cogliere sfumature e suggestioni di una scintillante transenna.
Temistocle Marasco
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