Gatto Panceri: il racconto della sua musica libera - l'intervista


Gatto Panceri ha recentemente pubblicato il singolo "Te Voglio", estratto dal nuovo album "Musica Libera" in uscita in autunno. E' stata l'occasione per parlare della sua poetica, delle sue chitarre e della deriva verso cui tende la musica contemporanea.

Ciao Gatto, benvenuto su toptesti.it. Recentemente è uscito il tuo nuovo singolo "Te Voglio". Ce lo vuoi presentare?
È una delle 13 canzoni che farà parte del mio nuovo album che uscirà in autunno. Ho scelto te voglio perché mi pareva quella più estiva, più ritmata più, coinvolgente da immaginare passata in radio in questa stagione. Questo nuovo lavoro lo sto arrangiando e producendo da solo dopo tanti anni in cui mi sono avvalso di collaboratori. Questo è stato possibile anche perché ora ho il mio studio professionale di registrazione. In te voglio musicalmente parlando c'è una fusione di musica elettronica e musica rock. Quindi di musica con caratteristiche sonore digitali attuali, ma senza rinunciare alle chitarre, agli archi, alle batterie vere che raramente si sentono nelle produzioni ultimamente. Per quanto riguarda il testo, penso non si debba spiegare nulla perché è un testo esplicito che parla del desiderio di un uomo verso la sua donna che vuole fortemente subito.

Il titolo è particolare in quanto, laddove ci si attenderebbe "Ti Voglio" o "Voglio Te", troviamo invece un originale "Te Voglio". Come ti è venuta questa idea?
Perché la donna che amo e che desidero è lei e non un'altra "è te che voglio non un'altra", proprio te. Te voglio!

Il brano tratta dell'intensità con cui si può desiderare una persona. C'è stata una musa ispiratrice in questo oppure si riferisce a una lei immaginaria?
Ovviamente c'è una musa ispiratrice reale di cui non posso svelare il nome. Ma credo che l'amore, quando è con la A maiuscola, deve essere anche pieno di passione e di desiderio impellente. Altrimenti è solo bene.

Nel videoclip del brano, nel tuo studio di registrazione, si notano tante chitarre. La tua chitarra preferita è la stessa alla quale sono legati i tuoi successi?
Le mie chitarre sono tutte importanti e naturalmente, acquistandone di nuove, diventano mano mano quelle che uso di più. Ma anche quelle di vecchia data hanno il loro valore. In particolare la primissima chitarra che acquistai a 14 anni al costo di 80.000 lire e che mi ha stimolato ad andare avanti e sulla quale ho scritto i miei primi successi. Ora non la uso più però è esposta in una teca e mi ricorda le mie radici.

Il singolo "Te Voglio" fa parte di un progetto più ampio che si chiama "Musica Libera", in uscita in autunno. Ci vuoi accennare il pensiero che anima questo tuo nuovo lavoro?
Come si può evincere dal titolo, è un disco che sto facendo in piena libertà espressiva in un periodo in cui mi sembra che la musica che esce sia un pò tutta uguale, stereotipata, fatta con lo stampino, con dei paletti commerciali che ne ostacolano l'originalità. Nel mio piccolo non mi sto precludendo niente. Qualsiasi brano mi viene in mente di incidere, specialmente se è particolare e mi emoziona, lo incido. Voglio staccarmi da tutto il resto. Non voglio essere fuori moda, ma nemmeno seguirla ciecamente.

In che misura produrre autonomamente la propria musica può essere una svolta artistica e commerciale?
Secondo me oggi è essenziale proprio per il piattismo di cui ti stavo parlando. L'unico modo per emergere da un punto di vista artistico e commerciale è staccarsi, fare qualcosa di diverso, di importante, di prezioso. Dal momento che non si vende più musica, non si vendono più CD, è importante avere uno studio anche per contenere i costi di registrazione che sarebbero improponibili se si usassero studi non di proprietà.

Questa estate dove è possibile vederti dal vivo?
Un pò ovunque nelle piazze in giro per l'Italia e anche all'estero in Svizzera, in Canada e in Belgio. Esibirmi dal vivo è linfa vitale per me e non ho mai rinunciato nemmeno negli anni in cui sono stato fermo da produzioni discografiche.

Tu hai scritto per tanti interpreti di altissimo livello, da Giorgia a Leali. E' cambiato nel tempo il tuo modo di scrivere rispetto al passato?
La voglia di comunicare attraverso la forma canzone è rimasta identica a quella che avevo da ragazzo, però naturalmente oggi bisogna tenere conto che sono cresciuto e che quindi le mie melodie e le mie armonie hanno subito anche delle trasformazioni essenziali per poter rinnovarsi e non proporre sempre la stessa canzone. Canzoni anche di successo che sono uscite vent'anni fa oggi magari non avrebbero riscontro.

Ti è mai successo di esserti un pò pentito di aver dato una canzone a un collega? Nel senso di dire: avrei potuto cantarla io invece di farla conoscere al grande pubblico tramite qualcun altro.
Io scrivo da sempre le canzoni pensando inizialmente di cantarle io. Una volta poi finite mi rendo conto se sono perfette per la mia voce, se sono addirittura esclusive per la mia voce oppure se hanno un carattere più universale e possono essere valorizzate da voci strepitose come quelle con cui ho avuto la fortuna di collaborare: Mina, Morandi, Giorgia, Bocelli, Leali e tanti altri. Quindi non ho mai pentimento di aver dato queste canzoni a queste meravigliose voci, anche perché poi nei miei concerti sono in scaletta cantate da me. Tornano a casa, diciamo così, e arricchiscono i miei concerti. Ci sono poi canzoni, invece, come dicevo poc'anzi, che non destinerei mai ad altre voci perché perfette per la mia vocalità. Faccio un esempio: "Mia", "L'amore Va Oltre" "Abita In Te", "Te Voglio", "Un Qualunque Posto Fuori O Dentro Di Te". "Vivo Per Lei" invece cantata da me, per esempio, avrebbe potuto avere successo in Italia, ma non nel mondo come è capitato grazie all'interpretazione di Giorgia, ma soprattutto di Bocelli. La canzone ha superato i 45 milioni di copie vendute. Andrea rappresenta la più grande eccellenza italiana nel suo settore artistico, cioè la lirica e la nostra amata poesia.

Temistocle Marasco

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