Gloria e Master of Puppets da Washington D.C. a Instanbul
Usare brani famosi come colonne sonore di movimenti di protesta è un fenomeno comune nella storia contemporanea. In questi ultimi giorni abbiamo assistito a due manifestazioni diametralmente opposte per azioni e intenti che hanno usato due canzoni diversissime per genere e provenienza.
La prima è la manifestazione degli studenti ad Instanbul, la seconda la marcia dei repubblicani incitati da Trump alla conquista del Campidoglio: nel caso turco parliamo di una protesta per il riconoscimento della democrazia, in quello americano di un atto violento per distruggerla.
Ma vediamo cosa è successo in America. Un recente video circolato sul web mostra lo staff di Trump insieme ad Ivanka e allo stesso Presidente degli Stati Uniti d'America osservare sugli schermi l'assalto a Washington D.C. sulle note dell'italianissima Gloria. A prendere immediatamente le distante dalle immagini e dall'uso improprio della canzone sono stati in primis l'autore del brano Umberto Tozzi, e subito dopo tutto lo staff di Laura Branigan, artista scomparsa nel 2004, che rese famosa la canzone facendone una versione internazionale, proprio quella che stavano ascoltando Trump e tutto il suo staff.
Spostandoci nella parte europea di Instanbul, centinaia di studenti sono scesi in piazza per protestare contro la recente elezione a rettore dell'Università cittadina di Melih Bulu fedelissimo di Recep Tayyip Erdogan. Accompagnati dalle note di Master of Puppets dei Metallica gli studenti hanno espresso ampiamente il loro dissenso. La scelta del brano non è chiaramente casuale il titolo in italiano della famosissima canzone può essere tradotto come Maestro Burattinaio.
Mentre le polemiche politiche continueranno non ho difficoltà ad immaginare quale sarà la protesta che subirà le repressioni più dure.
Teresa Moccia
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