Soulja Boy: lo strano caso di "The DeAndre Way"
6,2 milioni followers su Instagram, altrettanti o quasi tatuaggi, molti soldi: secondo Forbes, nel 2010, Soulja Boy era già tra i 20 rapper più ricchi del pianeta. In quell'anno guadagnò 7 milioni di dollari. La sua forza è aver capito prima di tutti la rivoluzione che il mondo digitale stava portando nella fruizione della musica e nei rapporti tra artisti e fan.
Nel 2010, si diceva, il nostro guadagnò cifre enormi nonostante vendite poco in linea con il suo grande pubblico virtuale: su Twitter già allora aveva 2,5 milioni di seguaci. Tuttavia il lavoro "The DeAndre Way", nella prima settimana, fece registrare lo smercio di sole 11.000 copie fisiche e appena 2.000 copie digitali.
Certo, non sono numeri da sagra della Strazzata di Avigliano, ma certamente colpisce lo scollamento tra pubblico reale e virtuale. Peraltro Soulja Boy non si può dire che si culli sulla popolarità acquisita, che coltiva con camionate di post ogni giorno, fino anche a 70 nell'arco di 24 ore. La conclusione degli esperti fu che il pubblico del rapper americano è "poco propenso all'acquisto", un pubblico di smanettoni, che passano molto tempo su internet e sono quindi più ferrati nella non nobile arte di scovare musica gratis.
E dire che "The DeAndre Way" era stato annunciato da Soulja Boy come il miglior album della sua carriera. La ciritica però espresse opinioni contrastanti, concordando però sulla mancanza di qualsiasi forma di creatività, che è poi un pò la sua cifra stilistica, basata su partizioni ripetitive, benchè orecchiabili ed efficaci.
Ma allora, se le vendite del disco non sono state grandiose, da dove sono arrivati tutti questi denari? Gli analisti non hanno considerato che i singoli estratti, ben 5, sono andati forte. In particolare "Pretty Boy Swag", rilasciato l'8 giugno 2010, ha venduto la bellezza di 1 milione di copie! Per cui, mai come in questo caso, vincono i singoli. E non c'è altro da aggiungere su questa faccenda.
Temistocle Marasco
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