Vinicio Capossela: un collettivo studentesco blocca il concerto perché è a pagamento
"Gli anni '70 sono ancora vivi". Con questa frase Vinicio Capossela cede temporaneamente il microfono a due studenti saliti sul palco nel bel mezzo di un suo concerto di alcuni giorni fa in quel di Pisa.
Un centinaio di giovani universitari hanno forzato le transenne e, approfittando di un servizio d'ordine risicato, si sono presentati al cospetto di un pubblico che, ancora prima di sentire cosa avessero da dire, li fischiava a tutta forza.
"La piazza è pubblica e non si può chiudere per un evento privato", "l'arte non è una merce", "avremmo voluto partecipare anche noi. Il motivo per cui non lo abbiamo potuto fare è molto semplice: i costi di questo concerto erano un pò troppo alti."
E' stata una occasione per protestare contro l'amministrazione leghista e per sostenere che l'arte vive dentro ognuno di noi e dovrebbe essere libera e gratuita. Per inciso, il costo dei biglietti andava dai 30 ai 50 euro e, siccome allontanare questi 100 studenti sarebbe stato più pericoloso che farli restare, i contestatori, dopo essersi scusati per il disagio dell'interruzione, hanno consentito che l'evento riprendesse, assistendovi gratis. Con buona pace di tutti coloro che, invece, il biglietto lo avevano pagato.
Vinicio e la band non si sono scomposti più di tanto, non potendo far altro che assecondare questo moto di protesta le cui motivazioni sono solide come un castello di carte. Il cantante ha rimandato quelle scene agli anni '70 perché in quel periodo era piuttosto consueto che gli artisti inquadrati "di sinistra" venissero contestati per i compensi elevati, troppo distanti da quelli di un lavoratore medio. Secondo questa impostazione, l'arte è un bene comune la cui fruibilità non deve essere corrotta dal vile denaro. E voi cosa ne pensate?
Temistocle Marasco
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