Alto, inviolabile, in faccia al pubblico,
nel vento che sa di fiori e zagare,
sopra i coturni che lo fan vecchio,
stanco, invincibile
Nel frastagliato di luce e bosco,
lasciando indietro l’ombra di Antigone,
che morirà di non aver saputo
mentire al cuore
Accecato dalla luce di Dio
che viene a prenderlo,
saluta Edipo sorridente all’inganno della terra,
alla fatica del mare;
e chi l’ha visto sa che una voce dal cielo,
forse dentro di lui lo chiamava:
Cosa aspetti Edipo,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?
Cosa aspetti Edipo ,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?
Perché io non appartengo più
a queste miserie mobili,
a quest’inventario di suppellettili,
al falso mito dell’uomo indomito,
all’effetto domino;
Non appartengo più alle scaramucce
sull’esistenza di Dio, sul governo ideale,
sull’origine del male, sulla felicità virtuale:
Io sono là,
dove è sempre stato l’uomo,
viaggiatore vincente
del suo dolore,
nel teatro dove non recita,
ma vive le parole
Io sono là
e niente mi confonderà,
niente mi perderà:
Perché io sogno là,
sono nelle parole
che non hanno confini,
non hanno età,
nelle parole che
non risolvono il giorno,
ma l’eternità:
Io sono là
nelle parole greche,
dove la fine è il principio,
il silenzio l’insieme di ogni voce.
Cosa aspetti Edipo,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?
Cosa aspetti Edipo,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?
Cosa aspetti Edipo,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?
Cosa aspetti Edipo,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?
Perché io non appartengo più
ai soliloqui dei sordi,
non ne posso più di sentire che è tardi,
che siamo immersi nell’eterno castigo
di un pianto antico;
Perché non è così, la decidiamo noi la vita,
tirando i dadi finché non viene il numero
che avevamo pensato, che avevamo chiamato
Tí méllomen choreîn
Tí méllomen choreîn
Tí méllomen choreîn
Tí méllomen choreîn
Tí méllomen choreîn
Tí méllomen choreîn
Cosa aspetti Edipo,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?
Cosa aspetti Edipo ,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?
Cosa aspetti Edipo ,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?
Cosa aspetti Edipo,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?
Roberto Vecchioni è un cantautore, paroliere, scrittore, poeta e insegnante italiano nato a Milano nel 1940. Considerato uno dei cantautori più importanti della musica italiana, Vecchioni si distingue per la sua poetica profonda e raffinata, spesso ispirata alla tradizione letteraria e al mondo interiore. La sua carriera musicale è iniziata negli anni '60 con il gruppo folk-rock I Nomadi, ma ha raggiunto la fama nel 1975 con l'album "La mia casa è un castello". Tra i suoi brani più celebri figurano "L'uomo che amava le donne", "Il cielo in una stanza", "Canzone per te" e "Luci d'artista". Vecchioni ha vinto numerosi premi, tra cui il Festival di Sanremo nel 1982 con la canzone "La mia casa è un castello" e il Premio Tenco nel 1976. Oltre alla musica, Vecchioni si dedica anche alla scrittura di romanzi, poesie e saggi.
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