Vi voglio confessare una cosa. Vera, tra l'altro. Una sciocchezza, pero' insomma... Io da un po' di tempo non so più come vestirmi. Oh, non è un problema, però è un fastidio quotidiano. E poi mi pare di essere l'unico. Gli altri: "No" dice, "io alla mattina non è che mi vesto... pesco a caso, qualsiasi cosa, purché sia comoda".
Ah...la gente dice che non ci bada. Gli uomini, poi, tutti. Pescano a caso. E già, perché l'uomo non può, capisci? C'ha un suo rigore, eh! Anche allo specchio, non si guarda mai. Nooo! Un'occhiatina di nascosto, e via. Un po' trasandato, spettinato... Spettinato bene, però. E sì, perché effettivamente bisogna dirlo: l'aspetto definisce.
Se uno porta la giacca e la cravatta è rassicurante. Ti viene subito in mente l'ufficio, la banca, l'IVA, le bolle d'accompagnamento... è uno regolare. Se però ai piedi porta sandali afro-cubani... attenzione: può essere già un look.
Ma a parte questo, c'è della gente che ha trovato un modo di portare la giacca e la cravatta che non è così tipicizzante. Come fanno? Io se mi metto la giacca e la cravatta mi sento subito in banca. E se mi metto i sandali? Sono un impiegato di banca coi sandali afro-cubani.
Non c'è niente da fare, per me vestirmi è diventato difficilissimo. Io vorrei vestirmi normale. Ecco, il normale non c'è. Magari una maglia, un paio di pantaloni, appunto, uno non ci bada... Eeeh! C'è modo e modo di non badarci. Perché con una maglia targata Tacchini sei un Tacchini! È una mania: targhette, righe, taschini bordati, cervi, ochette, serpentelli, armadilli, coccodrillini... normale non c'è.
Magari per i pantaloni è più facile. Beh sì, di pantaloni ce n'è una gamma infinita. Il jeans, tutto sommato, eh?... Però è un po' troppo. Coi jeans... uno si vede che ha i jeans. A me piacerebbero di quel tipo lì, però un po' meno. E poi la linea, il taglio: larghi di culo, stretti di culo, alti di vita, bassi di vita, larghi di coscia, corti di gamba, stretti, tutto schiacciato, stretti, stretti, a zampa! Io ne vorrei un tipo... normali, che come cominciano... finiscono. Non li fanno. Troppo stravaganti. Adesso, devo dire, ne fanno un tipo che quasi ci siamo, mi convince perché.. come dire.. parte giusto, no? continua bene, eh? poi di colpo... (si stringono rapidamente in fondo). A questo punto metto gli stivali... e siamo a cavallo! Ecco, forse se uno va a cavallo in via Manzoni lo notano. Ecco, per uno come me, che vuol essere normale, non è possibile.
Ma sì, perché per me vestirsi vuol dire sentirsi giusti, è un problema più intimo... ecco, quando uno vuole essere in sintonia con le cose che mette, con gli indumenti, non sa da che parte cominciare, sai... Uno alla mattina si alza, no?, in pigiama... Ecco, ad esempio, sono un tipo da pigiama io o no? Vabbe'... non importa... uno si alza, nudo. Alle donne piacciono quelli che dormono nudi. Chissà se è vero. Vabbe', io mi alzo nudo... cerco le mutande: uno straccettino! Due o tre centimetri di stoffa che con l'elastico... (diventano piccolissime). Il problema comincia già dalle mutande, capisci? bisognerebbe farci uno studio. Quelle lì piccoline sono tremende. Coprono giusto giusto quello che devono coprire, poi vengono su sempre più strette, e finiscono ai lati con un filino... che è vero, allunga la gamba, ma non si capisce perché io debba avere gli stessi problemi di una ballerina. Non posso neanche mettermi i mutandoni... Quelli lunghi, quelli dei colonnelli....è ridicolo. Adesso non ne fanno più così. Adesso ne fanno a righine, a quadrettini, a fiorellini, neanche brutte devo dire... però si notano, dai, si notano troppo. È come se uno si fosse preoccupato prima... non si sa mai.. di essere elegante con giù i pantaloni. Dai!
Ma è possibile che non si riesca a trovare un paio di slip che non venga in mente niente, eh?... che una donna non possa dire: "Ecco, quello lì è così, é come quelli che portano quelle mutande lì."?
Bisognerebbe non spogliarsi mai. Certo che anche smettere di fare l'amore perché non si é trovata la mutanda giusta... non è previsto neanche dalla Chiesa Cattolica!
Maledizione! Non so come vestirmi, non so cosa mettermi. E pensare che c'è della gente che può fare di tutto, può mettersi le cose più assurde e va sempre bene. E per forza, loro non si vestono mica per vestirsi, no... Hanno inventato il look. Il look è... il look è.. è praticamente come se fosse sempre carnevale: cavallerizzi, giocatori di rugby, vedove nere, cow-boy, finti ciechi, arancioni, David Bowie... Tu sei lì, magari devi firmare un contratto, una cosa anche seria...arriva il commercialista... è vestito da pirata. È normale, ha il suo look.
Mamma mia, mamma mia cosa non fa la gente per farsi notare, eh? Però io non credo che sia soltanto un fatto di esibizione. Credo anche che sia anche un bisogno intimo, legittimo... un bisogno di sentirsi almeno in qualche cosa unici. È come se avessimo la sensazione di non avere più niente che ci distingua, la paura di essere tutti uguali, in tanti... è il numero che ci spaventa, eh?.
Ma forse... forse abbiamo creato ancora più confusione. La massa non è un fatto numerico. Si può essere milioni e milioni, anche simili, e non essere massa, rimanere persone. Io credo che questo sia possibile. E si può essere invece una persona sola... che è già massa.
Non è il numero. È la testa.
Giorgio Gaber (pseudonimo di Giorgio Gaberscik; 1937-2000) è stato un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, considerato uno dei più importanti artisti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. Nato a Milano da una famiglia di origini slovene, Gaber si avvicinò alla musica fin da giovane, esibendosi in locali milanesi e collaborando con alcuni musicisti jazz. Nel 1960 debuttò come cantautore al Festival di Sanremo con il brano "Il mio nome è", ottenendo un discreto successo. Nel corso degli anni '60 e '70 Gaber si affermò come uno dei cantautori più originali e innovativi della scena italiana, caratterizzato da testi impegnati e musicalità sperimentale. Collaborò con diversi artisti, tra cui Enzo Jannacci e Gino Paoli, e partecipò a numerosi festival di musica. Tra i suoi brani più rappresentativi ricordiamo "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" e "Non ho paura". Gaber si dedicò anche alla regia teatrale, mettendo in scena opere proprie e di altri autori. La sua carriera artistica è stata segnata da un forte impegno sociale e politico, espresso attraverso le sue canzoni e le sue performance teatrali. Giorgio Gaber è morto a Milano nel 2000 all'età di 63 anni.
Ivano Fossati è impegnato nelle presentazioni indoor del suo nuovo album "Le Donne Di Ora", ventunesimo in studio del cantante di Genova. Il lavoro è dedicato a Giorgio Gaber, scomparso nel 2003.
Il supergruppo di Alice Cooper e Johnny Depp è pronto a tornare in Italia con 2 date nel mese di settembre.
"Era uno dei concerti migliori della mia vita". Bad Bunny è tornato a parlare dell'evento tenuto sabato scorso all'Ippodromo La Maura nella zona San Siro di Milano. E la grandine riapre il problema sicurezza dell'impianto.
Noemi dovrà osservare 4 settimane di riposo dopo la caduta, ma dal 16 agosto sarà un tour de force per recuperare i live rinviati. Ecco tutte le date fino a settembre.
Lo scorso 13 luglio Paolo Belli era in bicicletta tra Correggio e Campagnola, in provincia di Reggio Emilia, per la sua solita sgambata, quando ha investito un uomo di 41 anni di nome Alessandro Mignani che, trasportato in ospedale, dopo 1 giorno in terapia intensiva, è deceduto.
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Da qualche parte nel mondo i Blue si sono riuniti davanti a uno schermo per vedere l'esibizione di Sal Da Vinci che canta "Per Sempre Si".