Francesco Salvi: gelati freddi e imperiose pettinate
Lo scorso dicembre Francesco Salvi ha pubblicato il suo nuovo singolo "Comete Come Te", che mostra uno spicchio di Natale con il suo stile inconfondibile. E' stata l'occasione per farci raccontare storie di gelati distaccati e di imperiose pettinate, di parlare di cose che di lui sanno tutti e di altre che nessuno sa, con la sua consueta esplosiva energia.
Ciao Francesco, benvenuto su Toptesti.it. Da poco tempo è uscito il tuo nuovo singolo "Comete Come Te". Ce lo vuoi presentare?
È un pezzo swing latente e impertinente, un ballabile per isterici ottimisti che inneggia all'attenzione per gli altri, compresi i più bisognosi: è troppo facile aiutare quelli che stanno già bene! È una canzone allegra, anche se una canzone con questo titolo già la feci ("feci" nel senso buono). Ho scritto tante canzoni per il Natale perché è una festa bellissima e molto sentita e m'ispira tanto sentimento pratico e domestico. In famiglia l'abbiamo sempre festeggiato, anche se qualche volta era Pasqua.
Il brano affronta il tema della bontà "solo a Natale", la bontà cioè come convenzione, come l'albero o il cenone della vigilia. In che modo la bontà si potrebbe estendere su un periodo più lungo? Dovrebbe essere Natale tutto l'anno?
Si dovrebbe essere buoni tutto l'anno, non solo a Natale, dice il poeta, ma non è facile. Una volta hanno provato a non far pagare le tasse a chi era più buono: si sono riempiti di santi e beati ma il Comune è andato in fallimento. Hanno dovuto chiamare un delinquente per rimettere a posto le cose.
Come ti sei trovato nei panni di Babbo Natale?
Un pò stretto perché era il vestito di quando era piccolo e ho trascorso una giornata in apnea.
Negli anni '80 hai partecipato alla trasmissione "Drive In". Perché "Drive In" era così innovativo e come ha cambiato la tua carriera?
È il programma più innovativo della televisione e adesso compie quarant'anni di divertimento impareggiabile. Insieme al Megasalvishow e a Sanremo 1989 hanno fatto per me quello che il nitro fa alla glicerina: un grande esplosione.
Ci racconti un aneddoto legato a questa trasmissione?
Ce ne sarebbero 32.697 ma mi limito a tre: il primo è troppo famoso; il secondo non si può raccontare e il terzo non me lo ricordo più. Ti dirò che avevo deciso di fare il personaggio del metronotte ma, mentre ero in corso Buenos Ayres diretto alla presentazione, mi dicono che l'aveva scelto già Faletti. Semidisperato fermo la macchina per piangere e in quel momento mi strombazza un TIR grande come un condominio a quattro ante e dal finestrino si affaccia un camionista che mi manda a quel paese. Lì ho capito che il mio personaggio era quello.
"C'è Da Spostare Una Macchina" si è modernizzata diventando elettrica. Tra altri 30 anni cosa diventerà?
Le auto non ci saranno più, ci sarà il teletrasporto: andremo tutti in giro seduti sulla televisione.
Nella tua carriera c'è stata una esperienza lavorativa nella quale ti sei trovato veramente male? Una in cui magari hai pensato "se avessi saputo!" o, per dirla a modo tuo, "se lo sape-vo".
Durante "Un passo dal cielo" mi ero preso un gelato del dodici su un cono da cinque e al primo colpo m'è caduto sul selciato. Avrei continuato a leccarlo da lì, ma c'era gente e ho dovuto lasciar perdere, abbandonandolo in un paese straniero. Lo ricordo ancora adesso che mi guardava con aria nostalgica, disfatto dal dolore, senza però perdere la sua aria fredda e distaccata. Molto distaccata: dal cono. Se lo sapevo prendevo la vaschetta.
Ti sei laureato con lode in architettura al Politecnico di Milano e sei rimasto a fare da assistente al tuo relatore, il famoso architetto Adriano Alpago Novello. Come ti sei trovato in un ambiente accademico contraddistinto da schemi rigidi, un certo formalismo, qualcosa che sembra piuttosto distante da te? Che esperienza è stata?
Estremamente formativa. In quegli anni ho imparato a pettinarmi, cosa che col tempo ho imparato a scordarmi.
Vedi in giro oggi un altro Francesco Salvi?
Spero di no. Soprattutto per voi.
Temistocle Marasco
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