I 50 anni di Woodstock: 10 cose sull'evento che ha segnato la storia della musica


"E' la nostra Woodstock!", si usa dire tra i musicisti per indicare un momento topico. Questo perché "La Fiera della Musica e delle Arti di Woodstock", tenutasi tra il 15 e il 18 agosto del 1969 davanti a oltre 1 milione di spettatori, è l'evento che si è messo alle spalle tutti gli altri, regalandosi l'immortalità: "3 days of peace & rock music". In questi giorni il concertone festeggia i suoi primi 50 anni. Ne vogliamo ricordare alcuni aspetti, sospesi tra leggenda e verità.

L'ideatore
L'ideatore principale è Michael Lang. Dopo aver fatto le prove generali realizzando il "Miami Pop Festival", con una affluenza di circa 100.000 persone, insieme ad Artie Kornfeld, decise di organizzare una mega festa per celebrare i movimenti sociali degli anni sessanta. Michael aveva solo 25 anni, ma una spiccata attitudine visionaria e propositiva, anche perché era spesso strafatto.

Il luogo
La fattoria di Max Yasgur, vicino la piccola città di Bethel, nello stato di New York. Questo grande terreno di 600 ettari venne preso in locazione al costo di 75.000 dollari che, nel 1969, erano soldi veri. Lo sono ancora adesso. Inizialmente, però, la location designata era un parco industriale a Wallkill. Tuttavia, a un mese dall'evento, la revoca di alcuni permessi e pastoie burocratiche varie resero necessario cambiare luogo. Se intanto vi state chiedendo cosa sia un parco industriale, come anche io ho fatto per anni, sappiate che è una zona, in genere periferica, di una grande città, all'interno della quale vengono adottate politiche speciali per attrarre investimenti industriali.

Jimi Hendrix alle 9 di mattina
Quando ci si trova a gestire uno dei più grandi eventi della storia della musica, è impossibile quantificare il numero di imprevisti e di problemi che si possono verificare. Una delle vittime preferite della dea bendata fu la scaletta. Jimi Hendrix, ad esempio, avrebbe dovuto esibirsi la domenica sera del 17 agosto ma lo slittamento delle tempistiche relegò la sua performance alle 9 della mattina dopo. Alcuni spettatori avevano già fatto i bagagli, altri dormivano tra fango ed escrementi. Furono in tanti quindi a perdersi lo spettacolo.

Gli Sweetwater bloccati nel traffico e l'apertura di Richie Havens
Venerdì 15 agosto il concerto doveva essere aperto dagli Sweetwater, che però rimasero bloccati nel traffico sulla strada per Bethel. Vennero sostituiti da Richie Havens, che fu artefice di una performance indimenticabile: ben 3 ore di live per coprire il ritardo della band successiva. Il chitarrista afroamericano suonò fino ad esaurire il suo repertorio. Respect!

L'emergenza delle scorte alimentari
Il festival, nei giorni del suo svolgimento, ha coinvolto la vicina Bethel, trovatasi a fronteggiare, senza averne i mezzi, le esigenze di una quantità biblica di avventori. Una comunità di 4.000 anime veniva investita da un'onda anomala di 500.000 persone, bisognose di acqua, cibo, servizi igienici, alloggi, con conseguenti enormi problemi di ordine pubblico, di carenze alimentari, di sicurezza. Un vero incubo per gli abitanti.

I costi e i ricavi del concerto
"Ti sei messo in qualcosa di più grande di te" è la frase che una madre spera di non dover dire mai ad un figlio. In questo caso, siccome una cosa più grande non c'è mai stata, l'espressione calza a pennello. A fronte di un incasso pari a 1,8 milioni di dollari, le spese furono di 3,1 milioni di dollari. Gli ultimi debiti furono saldati negli anni '80. Il denaro usciva dalle tasche degli organizzatori alla stessa velocità con cui l'acqua invadeva le stive della Costa Concordia, risultando un fenomeno incontrollabile.

Decessi, nascite e malori
Il concerto è vita ma, contrariamente ad alcune leggende messe in giro, non ci fu alcuna nascita in quel campo di grano. Al contrario furono 3 i decessi: 2 per overdose e 1 perché un ragazzo venne travolto da un trattore mentre dormiva in un sacco a pelo. Moltissimi, invece, furono gli interventi del personale medico: ben 5.162, dei quali circa 800 per abuso di droghe.

Il lavoro delle nuvole
Il festival, oltre che dalla musica, venne caratterizzato dalla ingente quantità di droga consumata e dal delirio collettivo. Delirio che coinvolse tutti, dagli spettatori, ai cantanti, alla macchina organizzativa. Eddie Kramer, produttore discografico presente all'evento, ha raccontato che, ad un certo punto, un mixer prese fuoco e alcuni tecnici, in preda all'LSD, danzavano intorno alle fiamme. Alla sua domanda "beh, nessuno lo spegne?", questi risposero: "noi non rubiamo il lavoro alle nuvole".

Le performance degli artisti
Chi c'era non era lucido ma, per quei pochi che riuscirono a non essere travolti dagli stati di alterazione sensoriale, le performance sul palco raramente furono memorabili. Nella maggior parte dei casi gli artisti, forse per uniformarsi allo scenario di totale anarchia, improvvisarono. Ciò portò a risultati molto diversi tra loro, talvolta geniali e sublimi, più spesso insoddisfacenti, per non dire penosi.

Lo scenario e gli ideali anni 60
L'insediamento umano cambiò repentinamente l'aspetto di quell'ampio terreno nella fattoria, anche in modo radicale. Fango, escrementi, sudore, spazzatura di ogni genere, droga, corpi nudi, esaltazione e depressione collettiva furono il segno tangibile di una delle più grosse perdite di autocontrollo della storia. Gli ideali anni 60 sono stati il punto di partenza, non anche il punto di arrivo, sommersi sotto simboli pagani di umana debolezza.

Temistocle Marasco

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