Intervista esclusiva agli Audio 2: e si riaprirà improvvisamente il cielo


La musica vive giorni complicati. La pandemia picchia duro, i governi fanno spallucce e gli artisti sono lasciati soli. Alcuni di loro, 13 per l'esattezza, nell'ottica di accendere un faro su questo momento di grave difficoltà del comparto e, più in particolare, sulla professione dell'autore, si sono radunati attorno ad un progetto con a capo gli Audio 2. Ne abbiamo così parlato con Enzo Leomporro e Gianni Donzelli, cercando di capire se si riaprirà improvvisamente il cielo.

1. Benvenuti su Toptesti.it. "Autori Riuniti" è il nome che avete scelto per dare voce a un progetto di sensibilizzazione verso la grave crisi che imperversa nel settore artistico e autoriale, puntando l'accento sugli autori puri, che non cantano le proprie canzoni. Ce lo volete presentare?

L'accento è puntato su quegli Artisti che scrivono canzoni, quindi gli Autori, senza i quali alcuna forma d'Arte, espressione o creazione avrebbe luogo, sostanzialmente non esisterebbe la "Cultura, in tal senso, quella Artistica, elemento essenziale ai fini di una crescita e di un benessere dell'Umanità, quindi nessuna storia e nessuna identificazione, come una nuova genesi che sta per formarsi, quindi scarsa di contenuti e di valori.

Naturalmente, il concetto è esteso, per inerzia, anche se non evidentemente menzionato, a tutti gli Artisti, interpreti ed esecutori, essendo noi stessi anche interpreti, appunto, delle nostre canzoni, senza i quali, ogni "forma" Autoriale, resterebbe ad una sorta di stato embrionale, senza alcuna possibilità di poterne manifestare tutto il potenziale emotivo, passionale, tecnico e creativo e ciò sempre ai fini, per il concetto che in un certo senso l'Autore è al "servizio" delle emozioni e della comunicazione, di rendere un'Opera finita ed "acquisibile".


2. In "E' Viva La Musica" scrivete che "senza la musica vibrazione e gioia non c'è". Ma quali sono le vostre vibrazioni in questo momento?

Le vibrazioni legate alla Musica, intrinsecamente, sono quelle di sempre. Il risultato della situazione pandemica, solo a tratti per fortuna, tende ad "affievolire" gli istinti creativi, in quanto ogni forma d'Arte necessita assolutamente di continue e nuove ispirazioni, date spesso dal confronto con il Mondo esterno ma, nello stesso tempo, esso genera uno stato emotivo esponenziale, di staticità e "sofferenza", ed è proprio da questa condizione che quasi sempre e storicamente nascono le espressioni Artistiche di maggiore spessore e rilievo.

Comporre ed ascoltare Musica rende più felici. Non è una affermazione scontata perchè sono ormai numerosi gli studi che evidenziano tutti i benefici della Musica sulla psiche e sulla salute. Solo a titolo di esempio, quando sei triste cerchi un tipo di Musica che possa rasserenarti oppure farti vivere il momento malinconico fino in fondo. Ognuno di noi ha una "strategia" di benessere correlata alla Musica. Tutto ciò ti rende "vibrante", quindi vivo!


3. Il mestiere dell'autore puro a volte viene considerato "difensivo", nel senso che si sfugge all'ansia da palco visto che non si cantano le proprie canzoni. Ma è effettivamente così?

Non credo affatto che sia così. Qualsiasi forma autoriale è fine a se stessa. Ciò, non per forza, deve comportare "applicazioni" aggiunte. Nel campo della Musica, un Artista, Autore od Interprete che sia ha l'esigenza di creare e comunicare soltanto con quello che ritiene gli sia più congeniale, facendo riferimento alla sfera razionale, oppure tirando in ballo la sfera emotiva, la forma ed il mezzo che maggiormente od esclusivamente soddisfa e gratifica la propria figura creativa.

Ritengo, nella forma più pura ed essenziale, che questo sia il concetto. Altre scelte od altre condizioni possono essere soltanto legate a questioni di "mercato", che nulla hanno a che vedere con la "purezza" dell'Arte.


4. Il cambiamento del linguaggio della società quanto influisce sul mestiere dell'autore?

Il linguaggio, come sistema di segni linguistici ricco e creativo, che è alla base della comunicazione tra gli Uomini, vede la sua storia come un continuo mutamento. Cambia la Società, cambia il modo di comunicare e di interagire.

Bisogna considerare la netta distinzione che esiste tra due "figure", o meglio, due differenti "approcci", all'Arte dello scrivere canzoni. Il primo rappresenta quello puro, istintivo, creativo, fine a sè stesso, dove l'Autore esprime le proprie emozioni e le proprie idee secondo il linguaggio che più gli appartiene, dato dalla sua esperienza di vita, dalla sua cultura, dalla visione del mondo in generale, dalla sua provenienza, stabilendo, appunto, un rapporto diretto tra quello che è e quello che scrive in maniera asettica ed incontaminata.

Il secondo, invece, lancia un occhio al Mercato, tentando una espressione utilizzando il linguaggio del momento, la contemporanea forma di comunicazione, inventando una figura che si può definire Autore/Imprenditore, spesso a discapito di una certa originalità, che vedrebbe la sua Arte, magari, destinata ad un pubblico di nicchia e non alla grande Massa.

5. Il vostro passaggio dall'essere autori a diventare un gruppo com'è avvenuto?

E' stato un passaggio quasi immediato. Avemmo la fortuna e l'onore di scrivere un brano per la Grande Mina, dal titolo "Neve", nel 1992. Da lì a poco, esattamente dopo soltanto 6 mesi, ci ritrovammo in studio per la registrazione del nostro primo Album, omonimo, prodotto da Massimiliano Pani, con il quale scegliemmo 10 canzoni tra le circa 100 che negli anni precedenti avevamo scritto.


6. La pandemia ha costretto molti artisti a reinventarsi, cambiando mestiere. Oggi è ancora possibile essere artista a tempo pieno o è diventato un lusso?

La pandemia non ha fatto altro che impedire tutto ciò che consegue il fatto di essere Artista, riferendomi ai concerti, ai "live" di ogni natura, spettacoli in generale, che rappresentano in diversi casi la maggiore fonte di sostentamento, spesso, determinando, per questioni purtroppo di indigenza almeno un tentativo di cercare una differente forma di guadagno, una sussistenza, ma non sempre trovata. Un Artista è sempre un Artista, a prescindere.

Quello che manca totalmente è l'aspetto pratico e professionale che ne consegue, manca tutto ciò che stabilisca la figura di "lavoratore dello spettacolo", in quanto il nostro settore, sfortunatamente, non è categorizzato in questo momento pandemico, non definito, non visto, quasi trasparente, ritenuto forse superfluo, non determinante per quelli che sono gli aspetti necessari della nostra esistenza e, in quanto tale, quasi per nulla considerato rispetto ad ogni forma di "Ristoro", aiuti economici, che consentano di andare avanti per quelle che sono, appunto, le prime necessità.

Non parlerei di lusso. Ritengo che il significato intrinseco del termine preveda una condizione sempre ed esclusivamente riservata a "pochi" ?ma con una situazione del genere, a carattere globale, direi che si tratti, semplicemente, di una "amputazione" dell'anima e della propria professione.


7. A proposito di autorialità, nelle vostre canzoni nasce prima il testo o la musica?

Nella stragrande maggioranza dei casi, nasce sempre prima la Musica. La melodia, il mood, sono determinanti ai fini di una buona condizione di "acquisibilità" di un brano da parte dell'ascoltatore. Il testo è importantissimo ma viene subito dopo.

Potresti anche riscrivere la Divina Commedia ma, se non supportata da una "felice" parte musicale, non verrebbe mai considerata. Ogni forma testuale, ogni contenuto, deve sempre essere supportato da una certa "fruibilità" melodica e musicale in genere.



8. Nel successo di un brano secondo voi in che percentuale conta il testo e in che percentuale la melodia?

Difficile stabilire una corretta e distinta percentuale. A grandi linee, direi che quasi si bilanciano, ma nella fase iniziale, affinché un brano possa avere la possibilità di un successo, credo che le cose stiano in un rapporto del 70/30 in favore della musica.


9. Il fatto di essere accostati a Battisti è stata una cosa voluta, cercata oppure è solo successo?

La mia somiglianza vocale con il Grande Battisti, è stata una pura casualità. Ricordo che verso la metà degli anni '70, verso la fine del '75 se non erro, mi appassionai moltissimo alla musica e cominciai a buttar giù le prime note sulla chitarra. Ascoltavo Musica e, tra gli altri ed in primis, i dischi di Lucio Battisti.

Me ne "innamorai" immediatamente, cogliendo sfumature mai udite prima e, con la voglia di cantare, mi accorsi di avere una timbrica, seppur ancora molto "giovane", straordinariamente vicina alla sua, con stupore ed anche con un certo orgoglio, per il semplice fatto che sin da subito mi resi conto di avere a che fare con il più Grande, a mio avviso, di tutti i tempi e di tutta la storia della Musica Italiana.

Temistocle Marasco

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