Junior Cally a Sanremo: la tempesta perfetta
Junior Cally a Sanremo era un rischio, corso nella consapevolezza che la musica è pur sempre il linguaggio universale. Ci ha messo poco a diventare l'artista più chiacchierato della settantesima edizione del festival, alla quale, a questo punto, non si sa neppure se prenderà parte.
Una infanzia trascorsa nelle periferie di Roma, un disturbo ossessivo compulsivo frutto di una ipotesi di leucemia fortunatamente non confermata, due album all'attivo, un contratto con la Sony e anche un libro autobiografico: "Il principe. È meglio essere temuto che amato".
In queste ore si parla tanto dei suoi testi, che trattano di droga, alcol, lusso, violenza e sesso. E' un mix esplosivo che trova il suo apice nel brano "Strega": "beve poi ingoia/Balla mezza nuda, dopo te la da/Si chiama Gioia/perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà/Questa frate non sa cosa dice/Porca troia, quanto cazzo chiacchiera?/L'ho ammazzata, le ho strappato la borsa/C'ho rivestito la maschera". In "Dedica", invece, confessa i suoi errori di gioventù e in particolare i furti, cui sono seguite le manette.
Lui, per difendersi, confina questi concetti dietro gli steccati dell'espressione artistica che, in quanto tale, vive anche di finzione, di esasperazione della realtà e di un linguaggio molto diretto.
Tuttavia per questi ed altri versi da più parti è stata chiesta la sua esclusione dal festival di Sanremo. La Casa Internazionale delle Donne ha inviato una lettera alla Commissione di Vigilanza Rai, mettendo l'accento sui versi violenti che inneggiano allo stupro e al femminicidio. Il presidente della Rai, Marcello Foa, ha esternato "forte irritazione per scelte che vanno nella direzione opposta rispetto a quella auspicata. Il Festival deve rappresentare un momento di condivisione di valori, di sano svago e di unione nazionale, nel rispetto del mandato di servizio pubblico. Scelte come quella di Junior Cally sono eticamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli italiani". E, come se non bastasse, l'artista romano è riuscito a mettere d'accordo la politica, i cui esponenti hanno espresso un coro unanime di disapprovazione nei suoi confronti. D'altra parte, anche qualora gli scheletri fossero rimasti nell'armadio, Junior Cally si era già inimicato i governanti proponendo a Sanremo un pezzo ("No Grazie") contro il populismo di Renzi e Salvini. Il leader della Lega l'ha presa bene: "Leggo che io non gli piaccio, e se non piaccio a questo disadattato è un titolo di merito".
Temistocle Marasco
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