Il rapper Pablo Hasél arrestato per ingiurie alla corona
Sono ormai tre giorni che le città spagnole sono messe a ferro e fuoco. Le prime immagini che mi sono arrivate di Barcellona mostravano manifestanti che occupavano le vie del centro mettendo a ferro e fuoco la città catalana, in un primo momento ho pensato fosse qualche dimostrazione indipendentista fatta per chiedere la liberazione dei detenuti politici, dal momento che le elezioni regionali si erano appena tenute il 14 febbraio, poi ho visto le stesse scene a Madrid ed in altre città della Spagna e allora ho deciso di indagare.
Ho scoperto che le città spagnole si sono in realtà ribellate all'arresto di Pablo Hasél, il rapper che è stato condannato a nove mesi di carcere a seguito alle accuse di "esaltazione del terrorismo ed ingiurie alla Corona e alle istituzioni dello Stato", attraverso i testi delle canzoni, una in particolare dal titolo "Juan Carlos el bobón" (Juan Carlos lo sciocco), e 64 tweet pubblicati tra il 2014 ed il 2016 sul suo profilo.
Questa la cronaca dei fatti: il 15 febbraio Pablo Hasél con alcuni suoi sostenitori si è barricato nell'Università di Lleida, città non troppo lontana da Barcellona. Il giorno seguente i Mossos d' Esquadra, polizia catalana dai modi il più delle volte abbastanza contundenti, hanno fatto irruzione presso l'istituto universitario per portarlo in carcere, dove avrebbe dovuto recarsi spontaneamente il 12 di febbraio.
A seguito di questo arresto le manifestazioni che si erano prodotte al principio solo a Barcellona, hanno investito altre città spagnole producendo fino ad adesso un bilancio di 43 persone arrestate e 9 feriti.
A sostegno del cantante e dei manifestanti si sono espressi molti personaggi della cultura tra cui Javier Bardem e Almodóvar.
Questa vicenda mi insegna che tutto il mondo è paese, quello che spesso critichiamo in regimi semi-totalitari fuori dall'Europa, vedi Turchia ad esempio, molto spesso lo riproduciamo in casa nostra, probabilmente cambiano solo le formule legislative. Credo che la Spagna debba interrogarsi che farne di questi detenuti politici, adesso cominciano ad essere abbastanza.
Teresa Moccia
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